Echi lontani ©

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Siamo diventati echi ormai.
Lontani,
danziamo come due ombre,
nascondiamo i volti freddi,
e scaldiamo le spalle al sole,
fino a non sentirlo piú.
Siamo cime innevate
l’un l’altro vicine,
maestose nel cuore del cielo,
un volo d’aquila distanti
tra le lontane sommità.
Non sembra buia la sera,
ma non profuma piú
il fresco ruscello
che scende felice a valle.
La neve quassú
ha contezza di tutte le stelle,
ma non ha mai saputo del mare.

Le maschere gentili ©

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Non sempre le maschere della vita abbandonano l’uomo ad una mistificata espressione della propria vera individualitá. Non é detto nemmeno che tutte le volte nascondere la vera essenza e celarsi dietro una maschera assuma significati sempre sinistri.
A volte le maschere, tra le persone sensibili, umili, diventano amiche, controllano il più possibile gli scontri della vita e li rendono più fruibili, meno violenti, tengono a debita distanza le frustrazioni da ritorni negativi, allontanano i contrasti, ridistribuiscono buon senso e quieto vivere. Con le maschere buone, mettiamo gli altri a proprio agio, forse per non esasperare, per compiacere la vita, per non irretire la mancanza di complicità forzata, per protezione, magari per desiderio di pace, o forse semplicemente per non avere ancora sviluppato la forza di controbattere l’egoismo, l’arroganza, la superbia, l’ira, il finto perbenismo e la sopraffazione. Sono le maschere gentili, quelle che frenano gli antagonismi, le ribellioni, i litigi. Prima di avere fastidio di una maschera, prima ancora di giudicare troppo frettolosamente, forse bisognerebbe approfondire se tutti quelli che non usano maschere sono veramente utili ai rapporti umani  e non siano solo profittatori senza veli della loro stesso viso aperto fatto di cupidigia ed egoismo, di alterigia e superbia. Sono sempre senza maschera i violentatori dell’ambiente e della gente. Non portare maschere é una responsabilità solo di chi é ponderato e corretto, gentile ed educato, rispettoso e duttile. Altrimenti…. che si mettesse una maschera. Ma non per non essere vero, solamente per non essere un coglione sicuro di sé ed imbecille proprio per questo. Prima di buttare finalmente via tutte le maschere, prima ancora di donarsi tutti alla vita senza barriere e limiti, dovremmo cominciare a tampinare chi non le usa in nome di presunte convenienti pseudo-chiarezze e verità, prima ancora di chi le indossa per proteggere la propria sensibilità, in un mondo ormai vuoto di valori e pieno di prevaricazioni e sopraffazioni. A volte il silenzio é una delle più sensibili e profonde maschere protettive e rispettose, una sorta di desiderio di distanza che separi anni luce da incapacità di dialogo, di confronto, incapacità di mettersi in discussione e accettare verità complesse. Tutte stupide ragioni di immature presunzioni e di assenze ataviche di capacità umane di ascolto, che agitano da sempre il mondo di brutto.

 

Come un cieco ©

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Come un cieco,
so che esiste il sole, sento il suo calore, ma non lo vedo, alzo lo sguardo al cielo, mi brucio, ma non lo vedo. So che esiste la rosa, il fiore più bello, sento il suo profumo dovunque, ma non vedo il suo colore. Provo come un bimbo a coglierla, ma oltre che riporla nel posto piu bello del cuore e dell’anima, non posso fare altro. So che da qualche parte del cielo c’è sempre un attimo per l’arcobaleno, posso solo immaginare la sua bellezza e posso intuire lo scrigno incantato dal quale nasce, ma non posso amare le sfumature di tutti i colori dell’iride, se non quelle che immagino. So anche che il perfetto, l’inconoscibile, il potere magico dell’Universo non si può vedere con gli occhi, ma con il cuore e con l’anima, ma mi manca l’incanto eterno sui sensi che appartengono ai significati, anche solo per un attimo di vita, in quanto tale.

Quando si ha pienezza del perfetto relativo, relativo a noi stessi, tutto il resto diventa frammentario, incompleto. Come se il tutto non possa mai esistere nel suo incompleto insieme. E’ come se a causa del tutto meraviglioso, ogni frammento diventi inoperoso e minimale. Come se il divenire diventi senza senso, senza modo, senza volontà, senza desiderio, senza conoscenza, senza profondo significato. Come se l’illusione di ogni sogno espropri pian piano l’appropriazione di sé e la consapevolezza. Come se riuscire a riconoscere finalmente questa cosa in me stesso, servirà a far scomparire dentro , l’umano e il materiale , e penetrare nel sistema universale del divenire in cui amare non è pretendere niente. Perché quanto meno si pretende una cosa, tanto migliore diviene, agli occhi del cuore e delle stelle. Ma l’attribuzione di questo significato ha bisogno che l’amore esista e che sia come una luce che rimbalzi su montagne innevate e fresche e ritorni con tutta la sua forza e tutto il suo splendore.

Con te, come un cieco felice, che ha nella vita delle piccole grandi cose in cui vivono i sentimenti e la bellezza di essi, la sua sola pienezza universale, così tutto ciò che lui stesso ha mai visto, ma percepito, di perfetto e assoluto, assume le tue sembianze e i colori dei tuoi splendidi universali occhi e del tuo sorriso, tenero sincero e pieno di forza e di significati. E se anche è assurdo e improprio, impossibile e a tratti incredibile, ad un cieco felice non puoi dirgli come è fatta la vita o la realtà. Lui sta bene nella sua felicità e non pretende altro. Nient’altro che una carezza d’amore. Ma è per questo che le carezze dell’amore, non possono essere un semplice passaggio di alito umano: per i due occhi dell’anima, se uno dei due, quello visibile e tangibile, nel cieco non esiste, l’altro occhio deve assumere qualità doppie ed elevate per surrogare la potenza di un amore, del tuo amore.
Uno di questi occhi ha la capacità di guardare nell’eternità e nel perfetto pensato, l’altro di vedere nel tempo e nelle esteriorità delle creature, nella loro perfettibilità e all’interno riconoscervi le differenze , attribuire al corpo la vita e apprezzarlo o meno nel suo modo di manifestarsi e donarsi ad essa. Un occhio per contemplare e uno per maturare questa contemplazione all’interno del vivere. Solo così ogni cosa che appare impossibile e connotata di principi universali e difficili, può trovare applicazione nel vissuto di ogni giorno.
Ciò significa che la più profonda delle verità, in mezzo a tante che esistono non esistendo per questo mai veramente, non può giammai essere ambita finché l’uomo si rivolge con i sensi e la ragione all’esterno e non rientra in se stesso, non impara a conoscere la sua propria vita, l’universalità di essa che lo rende libero e amato, da se stesso e da Dio, a cui appartiene la verità assoluta. Una, unica e sola. In nome dell’amore. Imparare a conoscere veramente se stessi e il proprio significato ricercato e profondo, al di sopra di ogni scienza, di ogni schema, di ogni verità apparente e terrena, è la più alta forma di conoscenza e sapere.

Una volta un inferno, vestito da vita, mi disse che anche il diavolo si muoveva per la sua pace, la sua verità: la dannazione. Una verità certa e assoluta per lui. L’unica esistente. Insieme al suo male subdolo e carezzevole. Il mondo con lui, in quanto plausibile ed esistente, è menzognero e inganna con i suoi doni. Promette molto e mantiene poco. Sulla terra non vive nessuno che abbia mai avuto pace e quiete, senza essere passato da sofferenze, turbamenti e contrarietà, o a cui tutto sia sempre andato secondo il volere del bene. Il bene bisogna ricercarlo sempre, tutte le volte, tutte le benedette maledettissime volte. Perché alal fine della corsa, ci sarà solo lui, esclusivamente lui.
Si muore due volte, a volte. Una volta alla fine dei giorni e un’altra volta quando non ti concedi di rinascere dalle ceneri. Di rifiorire dalle lacrime. Di curare con l’amore le ferite.

Dal mare ©

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Ti guardo dal mare
in questo strano posto
celato dalla sera.
Sento i pensieri
fare l’amore con te.
Sei bellissima
dietro le luci
dei tuoi occhi
che brillano
fra tanti volti bui.
Vorrei abbracciarti
così forte
da riuscire a fare entrare
il mio cuore dentro te.
E queste ombre del buio
al rumore delle onde
custodiscono celandolo
il mio amore per te.

Grandina ©

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Pioggia battente.
Grandina.
Fuori c’é il sole
ed è una bellissima giornata.
Nessuna nuvola d’assieme
eppure il cielo piange.
Scopre la terra nuda
e la ricopre di pioggia.
Fermi i girasoli
dalla parte opposta.
Grigie le margherite
profumano di inverno.
Le acque del mare in tumulto
nascondono l’orizzonte.
Brucia sordo il sole spento.
Dormo sveglio,
mi muovo in volo
come un’aquila.
Sopra scorgo il blu,
sotto la terra si inonda.
Raggiungo la dimora
sulla cima più alta del mondo.
Da qui tutto è ordinario,
semplice e banale,
anche questa pioggia
sotto il sole.

Ho vissuto volando ©

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Sono sceso
tumultuoso a valle
dalla tua sorgente.
Come un fiume in piena
ho portato giù con me
colori e profumi.
I migliori che potevo trovare.
Per te.
Ho ignorato detriti e dettagli,
volevo ingenuo sfociare
al cuore del tuo tenero mare.
Ti ho vissuto volando
con le luci di un sogno.
Ti ho amato nel tempo
trasportato dal vento.
Il mio destriero
è un ronzino ormai,
ma ha forzato le redini
e mi ha raccolto dal mare.
Il mio posto é il deserto,
non ci sono miraggi.

Cuore ©

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Il cuore non è certo istinto,
non sarebbe amore.
Non è nemmeno ragione,
non potrebbe essere amore.
Il cuore non si lascia andare,
sarebbe mera passione.
Non è nemmeno pura amicizia,
o meglio non solamente.
Il cuore non è matematica,
non è un problema da risolvere.
E non può essere filosofia,
non ha l’esigenza di spiegarsi.
Il cuore è essenza,
è l’origine, la cura universale,
la sua ragione di vita,
il motivo della creazione.
Ecco perché se cuore sei,
sarai amore originario.
La vita poi è un’altra cosa,
un dono che va curato e difeso.
E se la curi con il cuore,
la curerai anche attraverso la ragione.