Un uomo di nome Babel

.. c’era a fianco di un piccolo villaggio un uomo di nome Babel oramai avanti negli anni, che abitava in una vecchia casa in mezzo al bosco. Ogni giorno dedicava molte ore alla scultura intagliando grandi tronchi di legno. Eppure non si sentiva un artista, denigrava tutto ciò che faceva, considerava in cuor suo quel mestiere inferiore a tanti altri. Sin da giovane voleva diventare famoso tra i villaggi della contea e dimostrare a tutti gli abitanti che era un vero artista e che le sue statue avevano il potere di stupire ogni uomo che si fermasse ad ammirarle. Era addolorato perchè dopo tanti anni non era riuscito ancora a intagliare qualcosa nel legno che fosse degno di lode, che lasciasse a bocca aperta. Nessuno lo aveva mai conosciuto profondamente e si sentiva molto solo. Non si era mai sentito veramente speciale in qualcosa ed aveva cercato di farlo dedicando il suo tempo alla scultura. Una notte, camminando triste nel bosco incontrò la visione di una meravigliosa fata luminosa che espresse il desiderio celato nel profondo suo cuore di diventare un grande scultore. Rientrando rasserenato a casa, Babel, trovò tante statue di legno appena scolpite che erano di una bellezza estrema. Erano davvero incantevoli. Ognuno si sarebbe fermato veramente a guardarle con stupore ed ammirazione, proprio come stava facendo lui in quel momento. Il suo cuore si esaltò all’idea che tutti gli abitanti della contea potessero innamorarsi dei suoi capolavori. Al contempo sentì presto l’esigenza di metterci mano, grattando un po’ qua e là, ritoccando con lo scalpello qualche angolino o smussando qualche espressione. Insomma, Babel non era soddisfatto. C’era qualcosa nel suo comportamento, una inquietudine che non riusciva a placarsi neanche davanti a statue così belle. “Non le ho fatte io!..” si ripeteva tra sè e sè, “Non rappresentano propro quello che ho dentro!” si rimproverava. Così facendo, Babel finì col rovinare tutti quei capolavori. Allo stesso tempo creò con i suoi interventi delle forme nuove che, a guardarle bene, non disdegnava. Quello fu un momento decisivo per la sua vita di artista, iniziò da allora a capire cosa voleva veramente tirare fuori da quei tronchi di legno. Le sue sculture furono le forme più strane e creative che tutti gli abitanti della contea avessero mai visto. Le sue sculture iniziarono ad adornare le case e gli ambienti pubblici di tutti i villaggi. La voce si sparse. Non c’era un abitante che non abbellisse la sua abitazione con una creazione di Babel, alcune contornavano le porte di entrata, altre salivano lungo le facciate principali altre abbellivano le stanze ed i salotti. Il suo nome correva sulla bocca di tutti, ebbero finalmente di lui grande stima e ammirazione ..

.. come è successo a Babel, anche per noi non sarebbe una vera felicità se una fatina incontrandoci ci facesse sparire tutte le negatività e tutti i dolori. Il rapporto con il dolore e le sofferenze, per chi riesce a coglierne l’opportunità, attiva un processo creativo trasformativo che attinge alla più profonda energia del nostro animo. La forza del processo creativo, la forza che spinge ognuno di noi dal proprio interno è più importante del risultato finale, perchè il risultato è ciò che rimane fisicamente, ma è la nostra forza stessa a ricordarci in ogni momento chi siamo veramente e ciò che possiamo fare veramente .. 

psiconet.it

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