Marettimo©

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Questa è la mia Dyane Cabrio. Decappottabile, o decappottata, meglio dire scoperta.. più per necessità che per fabbrica, colore arancione, almeno una volta era così, comunque una di quelle da collezionisti, nostalgica, con le marce al volante… Già le marce. Oramai entrano solo la seconda e la quarta… Ma a me va bene così. Non ti dico nelle salite, che cerco di evitare come i capperi nel latte. Ma non la faccio riparare. Mi piace così. Se poi riesci ad immaginare il clacson…peggio delle vuvuzela in Sudafrica, alla coppa del mondo di calcio. Così se non lo vuoi sentire, non lo puoi fare… Roba da pomodori dai balconi. Quando lo pigio, viene da sorridere anche a me. Ma io non mi vergogno. La vedo camminare sulle quattro ruote fiera di essere diversa da tutte le altre e ne vado fiero anch’io. Le macchine di lusso non possono avere il suo stile, il suo carattere, il suo charme, il suo vissuto. E non sono mica permaloso se qualcuno si gira di scherno al suo passaggio. Purtroppo lo è lei, che a qualche principio di sorriso che proviene dai marciapiedi, si inalbera in un giro gracchiante di cilindri e pistoni ormai consunti e si pianta in un fumo grigio spazientito dal retro della marmitta, dirigendolo verso i malcapitati villani.
La immagino aprire da sola la sua portiera lato passeggero, mentre io eseguo il rito più antico del mondo: quello del soffio del baciamano per poi accompagnarti e adagiarti sul sedile di Camilla. Dimenticavo…si chiama Camilla. E’ quello dove ti sei adagiata che non si può chiamare nel vero senso della parola sedile. Intanto…è quello originale. Una volta i sedili delle auto li facevano con le molle. Questa le ha avute le molle…forse…una volta…Ma io ci metto un cuscino sottile di gommapiuma con la foto di cortomaltese (regalo di amici) e va un pò meglio. D’altronde non stai tanto scomoda…no..?! Come dici? Ti ho preso all’improvviso..? Non ti senti a tuo agio a non essere impeccabile…?! Ma non puoi farlo sempre. Ma poi guarda come sono conciato io….mica ho sopra il vestito o la camicia di Armani…e poi Armani mica lo conosco …a me basta il cotone di Trapani…che non è la città..ma il cognome di un amico mio di Nicosia che mi fa i vestiti su misura. Lui è dell’Inghilterra doc siciliana, entroterra preciso, di madrelingua stretta. Non mi fa mai pagare. Nemmeno se lo ammazzi. E se non ci vado proprio per imbarazzo, lui dopo sei mesi che non mi vede, mi fa recapitare un vestito fino a casa. “Fino a ccannu campu iù, curtuumaltisi s’avi a vestiri aggratiss cu mmia…” (Trad: “Fino a quando io vivo, corto maltese con me veste gratuitamente…”). E sai com’è in Sicilia..non puoi rifiutare un dono. Potresti offendere a morte un amico. Ma lui mi vuole bene a modo suo. E non sa come fare per dimostrarmelo. Vagli a spiegare che l’amicizia è un’arte. Non si spiega, non si dimostra. E’ arte … allo stato puro.
Un vero amico è un artista, un cantore di sentimento nativo, un poeta di emozione e fiducia, un maestro di solidarietà e affetto. Un amico non è un amante. E’ di più. Si può essere innamorati, ma se non c’è amicizia, il rapporto è destinato a fallire. L’amore è uno stato quasi irraggiungibile. Forse è di solo appannaggio di una madre, ma non di tutte. L’innamoramento è quello che ce lo fa credere e forse provare. La gelosia, la possessività patologica e la passione egoistica al contrario sono le cose che più ci allontanano da esso. Volere bene è volere il bene della persona amata. E visto che l’amore è uno stato di grazia pressocchè irraggiungibile, l’amicizia è l’unica cosa che può rappresentarlo su questa terra. Ma vallo a spiegare a Trapani che a me basterebbe solo un sorriso e una stretta di mano. O una pacca sulla spalla. Per lui il vangelo ha il suo personalissimo invalicabile modo e metodo, senza remissione di peccati. E ogni volta che vado a trovarlo…beh…camicia giacca pantalone cravatta e calze rigorosamente lunghe anche d’estate … made in Trapani…rigorosamente “aggratiss” come dice lui.
E allora dove vuoi andare? A destra, a sinistra… in sù… ?
Se stai cercando la radio…non la puoi trovare. Non c’è. Non c’è mai stata. Poco male…magari canti tu…o tutti e due….tu cerca di cantare più forte…così non mi senti…che è meglio. Magari una canzone di Antonio Calò. E chi è..? A proposito, se guardi bene, nel video ufficiale di un brano (Dimentichiamoci) del suo ultimo album (quello di “Come la pioggia che si sposa al vento”), sfuggente, in mezzo alle immagini iniziali, ha voluto inserire, a mia insaputa, una chicca, una suggestione di cortomaltese. Un immagine…per rendermi partecipe della sua gioia di cantare, di mettere in musica pagine di appunti buttati sulla sua Moleskine e condivisi insieme ogni volta che abbiamo il piacere di rivederci. Spunti di vita di due pensieri simili nella forma.
Nella sostanza, io non amo apparire. Nemmeno per sbaglio. E’ una mia prerogativa. Lui lo sa. Tony Calò è Bungaro….Che dici cantiamo…che ne so…Guardastelle…? E allora dai…la strada corre, Camilla va da sola. E se ti sente cantare può darsi che non vada in ebollizione. Comincia tu. Tu la sai. Non solo parole. Anche pensiero. A squarciagola se vuoi…tanto non ci sente nessuno da quaggiù, da lassù non ne sarei tanto sicuro… Questi sono quegli spazi interni di vita, fantasia e pensiero in cui il resto attorno, quaggiù, assume una forma evaporata, fino forse a non esistere.
Camilla non ha la radio e va bene, ma in compenso ha il navigatore. Ma non quello satellitare.. Quello di serie installato di fabbrica è il navigatore stellare. Un’occhiata alla tua di stella, tu sai dov’è. Un’occhiata alla mia….mmhh…la mia si riflette nei tuoi occhi..ed entro in confusione…non so bene dove guardare…a proposito non abbiamo mai parlato di stati d’animo e di stati d’anima …e la differenza che c’è poi tra i vari stati d’anima…e il rapporto fra gli stati di anima personali e quelli non propriamente personali ma che giungono a noi dall’universo attraverso affinità selettive con altre anime…ma ne parleremo un’altra volta, per adesso godiamoci il paesaggio…
Intanto io dico di seguire la Stella del Nord: ha aiutato i ReMagi, aiuta da sempre i marinai per la rotta…indicherà la strada giusta anche a noi. La Stella del Nord. Gesù insegnava fin da allora a fidarsi delle stelle…affidarsi a dei segnali universali di un destino amico e vicino, tanto quanto non saremmo ancora riusciti a comprendere bene….Mai, nemmeno dopo duemila e rotti anni. Rotti ma tanto rotti…. “Fare inversione a U alla prima galassia terrestre a destra”…gracchia il navigatore….Considerando che ogni galassia ha la sua stella madre e che ogni stella madre è la più splendente nel giro della vista, l’unica cosa che brilla e che splende di più, qua vicino, sei proprio tu alla mia destra….nessun dubbio…dobbiamo fare “inversione” a destra.
Ecco: “Inversione”: che non è conversione o mutamento, e neppure cambiamento, nè spostamento. E’ inversione. Ecco. Semplicemente. Fermarsi. Controllare. Pensare. E tornare indietro sulla propria strada per ritrovare tutte quelle sottigliezze che non si sono potute vedere, notare, osservare, centellinare, per troppa fretta, per troppa superficialità, per inesperienza, o più semplicemente perchè non era il momento. L’esperienza non è solo quella che ancora si deve fare. Ma anche rivalutare meglio quello che già si è fatto. Soprattutto. Ecco. Ritornare indietro e ritrovare le cose, gli episodi, il tempo su cui riflettere e/o ottenere i dati per rinforzare il futuro. Per sè e per gli altri. Rivalutare il passato, non è tutta quella serie di luoghi comuni come:…piangersi addosso, oppure piangere sul latte versato, oppure…non guardare avanti, oppure …ritornare sui propri passi, rimanere fermi e non crescere, oppure … ormai è fatta..è inutile pensarci. Al contrario è uno studio interiore di crescita, di autovalutazione e autostima. E fai attenzione che ritornare sui propri passi, rivalutare atti o parole, proprie o di altri, è un lavoro di introspezione difficile, stancante, ma propedeutico e fondamentale per un proseguire consapevole.
Sai dove ti voglio portare..principessa? A conoscere un vecchio amico. Uno che sa di antico, di genuino, di storia, di filosofia, di geografia, di vita. Un amico speciale. Attraverseremo tutta la Sicilia settentrionale, quella che si affaccia sul Tirreno, percorreremo l’A20 ME-PA, niente paura..la mia dyane è collaudata, ne ha già fatta di tanta di strada…pensa che ha già fatto più di trecentomila chilometri e se non decide di stramazzare i pistoni proprio ora…
Nel frattempo se vuoi fare un bagno, puoi scegliere la costa: sabbiosa, pietrisco, scogliera. Come preferisci. Spiagge molto belle. Ma d’inverno. D’estate c’è troppa gente. Non fa per me. Le volte che ci vado è solo per ascoltare il mare. Adesso guarda sulla tua destra…non ti dico di abbassare il finestrino…tanto il finestrino non c’è, non ricordo più da quanto tempo non si alza più….
Superiamo Palermo, Autostrada Palermo Trapani. Ci imbarchiamo per le Isole Egadi. Destinazione Marettimo, una delle isole, quella più lontana. Non so nemmeno se ne conosci l’esistenza. In ogni caso è lì che andremo. Eccola qui la nave della Siremar. Il viaggio dura un’ora circa.
Mettiti comoda. Ti racconto la storia di Ventura.
Ventura, meglio Bonaventura, è per tutti, ancora oggi, il guardiano del faro di Marettimo. Lo conosco da qualche tempo. Un bel pò. Ma mi sembra da molto di più. Da sempre. Lo incontrai quando, mosso dalla mia personalissima ricerca e collezione virtuale di fari e solitudine, mi imbarcai per Marettimo. Il faro di un’isola è un emozione particolare. Una sensazione di libertà intensa. Io non so farne a meno. Ventura sa disegnarla bene, questa sensazione. La dipinge con i suoi racconti. Con i suoi sorrisi, con le sue rughe. Qual è la verità a Marettimo non ha più tanto senso. E’ un uomo semplice. Poderoso. Pieno di significati. Un uomo. Ti farò raccontare un pò della sua vita, a cominciare dal suo incidente, del coma subito, di quello che lui chiama “altrove” e delle cose “toccanti” che racconta di aver visto e che segnarono per sempre la sua vita. Non racconta a tutti quello che ha visto. Lui sa perchè. E anch’io.
Ventura è un uomo sereno, calmo, gentile, un esempio di silenzio in mezzo al rumore. E’ in pensione dello Stato. Viveva dentro il faro, in simbiosi con esso. Era il suo lavoro, ma anche la sua ragione di vita. Il faro era la sua creatura. Una vita passata dentro e fuori il faro. E attorno ad esso. Marettimo è come lui, un’isola quieta e tranquilla, una montagna in mezzo al mare, dove si sentono solo lo sciabordio delle onde che si infrangono sugli scogli, il sibilo del vento e le grida dei gabbiani. Centinaia di gabbiani. Liberi. Non volano via quando
Ventura si avvicina. E’ incredibile. Solo lui li può avvicinare. Stanno tranquilli come se anche lui fosse bianco e con le ali. Pronto a spiccare il volo insieme a loro. Come uno di loro. E forse sarà proprio così. Niente di strano. Tutto sembra possibile su quest’isola. E a renderla magica è il faccione semplice e intenso di Bonaventura. Il re di Marettimo. Ancora oggi il guardiano del faro. Per tutti. Potrei stare a parlare per ore con lui. Ad ascoltarlo parlare del mare. Dei venti. Dei gabbiani. Di libertà. Così semplicemente. Tutto così. Elementare. Perchè la risposta alle domande più crude, molte volte sta nelle cose più elementari. E’ la natura ad avere le risposte. Elementare.
Su Marettimo, Camilla sembra a suo agio. La natura le rende giustizia. Qui non ci sono gli strombazzamenti del mondo conosciuto e dei suoi mille superflui colori. Non esistono corse selvagge tanto per correre senza conoscere la vera meta. Non ci sono vincitori, nè vinti. Non esistono poveri, nè ricchi. Nè falsi idoli da idolatrare. Guarda laggiù… Tulopuoifare. L’orizzonte e i gabbiani che vanno incontro al sole. E se fossero tutte qua le risposte a tutte le domande…?
Ciao Bonaventura. Non ti avevo portato nessuno mai. Ma Lei è speciale. E’ come noi…. Lasciami il tuo posto quando non ci sarai più. Il faro rimarrà in buone mani, non devi aver pensiero. Adesso noi dobbiamo andare. E’ tardi. E’ quasi mezzanotte. E le principesse a mezzanotte devono essere a casa…..
E se la favola è esatta, prima o poi, anche lei dimenticherà la scarpetta “con il tacco” di cristallo….

@ilcortomaltese

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