Déjàvu ©

Comment 1 Standard

“Trova le parole per disegnare la bellezza della tua mente, colma di cuore i cuori e e poi richiama il tuo vento a te, questo è il tuo compito. Accarezza la semplicità dei tuoi vecchi gesti, delle tue vecchie parole e dei tuoi vecchi pensieri. Riscopri, se vuoi, le profondità dei tuoi antichi occhi, ma quando lasci la mia mano, il tempo si interrompe e ritorni. Tu sai che devi ritornare. Non è tempo per la tua vita, questo. Qui c’era il tuo senso di allora, qui non puoi rimanere. L’evoluzione ha i suoi controlli. L’hai scelta anche tu. La tua libertà. Io ho il mio raccordo, il mio specchio, la mia grande madre. Quel grande orologio laggiù scandisce il tempo. Ma è un tempo senza tempo. Quelle che vedi sono immagini che ti hanno preceduto e che ti hanno accompagnato. Prima ancora di te. Vedrai anche i riflessi del domani e le immagini dei giorni dopo di te. Tu vedi perchè lo puoi fare…… Ma non puoi fare perchè hai visto…..”

E apro gli occhi e riaggancio la vita. Ma non ho la percezione del conosciuto. Non mi sveglio mai subito dove sono, perchè semplicemente non mi sono ancora svegliato. Immagini e presenze. Poi rientro e riconosco le cose attorno a me. E materializzo solo il distacco. Il distacco. Niente ricordi, se non dopo, quando vado a sbatterci contro il muso.

Lo chiamano déjà vu (già visto) o paramnesia, ma loro fanno i medici o fanno gli scienziati. Non sanno perchè non lo sanno. Non sanno perchè hanno studiato con gli occhi, ma non hanno mai veramente visto con essi. Non sanno perchè pensano con il cervello e non con l’anima e con il cuore…. Leggono i pensieri, ma non ne riconoscono neanche uno…

@ilcortomaltese