Senza tempo

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Non ho più caverna nemmeno fame, Barcollo malfermo e a piedi nudi lungo albe e tramonti senza meta o intenti.

Sono ormai sopra il mare aperto sotto i buchi delle stelle, le stesse di sempre. A contarle una ad una, non più come un tempo.

Tesso il destino con i ricordi, fiori profumati, ormai secchi e logori, copro la pelle nuda senza riflettere più né abisso nè luna.

Non mi curo più del cielo, che mi riconosce e ride di me beffardo, proseguo assente,
incapace ormai dei miei sogni eterni.

Arrivo ancora sulle rive bianche delle mie lontane isole dolenti, riconosco interte la sabbia, infuocata giorno e notte, sotto la quale un giorno nascosi, incatenate al cuore tutti i miraggi perduti e le fantasie svanite.

Non cavalco nemmeno più il tempo, ascolto ormai sordo, oblio e silenzi, e se la vita sbiadisce i contorni rimane al davanzale solo la tua rosa.

Mi parlerà di te nel tempo, mi parlerà di sbiaditi istanti, di quello che non è, del sole, che non muore e che rimane, della notte, e di tutte le notti dopo di essa.

Mi racconterà del mio demone infernale, avvoltoio rovente di tutta una vita, che brucerà l’ultimo mio istante, lungo i gangli stremati del cranio e quelli sfiniti della mente.

E ho sempre saputo, molto più di te, che me lo rammenti sotto la scure di tutti i dolori, che, per vivere ancora bisogna solo morire. Ogni volta. Ogni maledetta volta.

Attendo senza fretta e senza tempo, seduto sulle rive, che passi il mio cadavere, per intuire che tutto passa di fronte alla pace per sempre.

Solo per te

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In fondo non abbiamo niente. La vita ti invita, la sorte ti aiuta, la ragione ti sorregge, ma è il cuore che sogna. Tutto contribuisce al bene universale di ogni anima su questa terra, soprattutto la sofferenza, che è quella che ci innalza a stadi superiori, ma che è anche quella che non comprendiamo a fondo. E’ la storia eterna, questa. Ma quando la vita ti toglie quello che ama il tuo cuore, è la vita stessa che ti viene incontro. Non ti devi fidare di me, devi imparare a fidarti della vita. Saranno gli occhi e il sorriso a guidarti e a farti comprendere. I tuoi e quelli che ti guarderanno magici. E più hai dentro voglia di urlare, più proverai a mascherarla con i tuoi bellissimi sorrisi, più ti sorreggerà il cuore, straziato, ma mai per natura domo. Il mio cuore è ormai in viaggio verso il tuo. Sta portando con sé tutto il bello che può avere, quello che i tuoi occhi gli suggeriscono, e tutto quello che ha costruito nei suoi viaggi attraverso dolori e bivi devastanti. Non coprirti. Non pensare. Lasciati piacevolmente andare. Consapevole e attenta, ma libera finalmente da tutti i condizionamenti che ti hanno impedito di essere felice. Il mio cuore ormai è pieno solo di te. Non attende altro che regalarti tutto il bello di cui è capace, di donarti rispetto e affetto, attenzione e amore. Fidati di lui, se non di me. Le cicatrici ispessisono la corteccia, ma illuminano la possibilità di essere di più. E la tua sofferenza si legge chiara sullo splendore del tuo viso, traspare come una scure dalla bellezza dei tuoi occhi incontaminati. Ha il torpore della diffidenza, ma sa di tenero e meraviglioso. Il mio cuore è, dal momento in cui ti ha visto, adagiato sotto la tua finestra. Ogni notte. Con le sue serenate solitarie di trasporto armonioso. E non passa luna in tutti i bui in cui non aneli rifugio nel tuo. Ci sono mille motivi validi e comuni per fuggire. Ma ce n’è uno, uno solo, luccicante e magico, per provare. Andare fino in fondo. Perché non c’è cura al mondo che possa provare a guarire, se non ripercorrere un viaggio a volte pericoloso, ma unica salvezza per l’anima e per il cuore. Se guardi fino in fondo alla tua vita, capirai che non ci sono catene e se ci dovessero essere, nessuno, nè tantomeno io, le vuole rompere. Puoi già vedere come me, se guardi oltre, i nostri cuori correre al sole, i nostri occhi perdersi in un incantesimo infinito. Fidati. Fidati di quello che il tuo cuore vorrebbe di bello e che ha provato a obliare nella paura.

@ilcortomaltese

L’ultima lucciola

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L’ultima lucciola rimasta accesa questa notte ha preferito spegnersi. Ma io riesco a vederla ancora, la sensazione che sale nel cielo è come un occhio acceso sul buio. Ogni lucciola non sa perché è nata, ma spera di poter illuminare chi la guarda con occhi di bimbo. Le lucciole sono come le parole, quelle che per amore escono fuori da ogni cuore. Vengono fuori già pronte. Pulsano di batticuore e profumano di bello Si compongono a frasi fatte, ma vivono di luce propria e si animano per illuminare. La differenza la fa chi legge i colori, chi sa sfumare una piccola luce nel buio, chi ama il significato del semplice perchè ama e sa farsi amare. E il silenzio non è mai assenza, nemmeno quando non resta più neanche una lucciola accesa.

@ilcortomaltese

Pipe a mare

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Non so se ci sei.
E mi sembra di non esserci nemmeno io.
Questo che scrive al posto mio per te
su pergamene umide e fradicie
ancora non ha capito o non vuole capire.
E mi ritiro insieme a me da me
ad ammainare vele e pensiero.
Mi sveglierò quando e se
comincera a sciogliersi l’iceberg.
Buonanotte principessa dama iceberg,
regina del ghiaccio e del distacco.
Capitan Tempesta si ritira sul cassero a fumare la pipa
incagliato con chiglia e dottrina
a qualche miglio di mare da te.
Aspetterò a motori fermi e gelati
l’arrivo dei venti caldi del Sud.
Sai, non è tanto vero forse che
la mia nave è fulmine,
torpedine e miccia,
scintillante bellezza,
fosforo e fantasia,
molecole d’acciaio, pistoni,
guerra lampo e poesia.
E’ solo un brigantino antico
con vele quadre stracce all’albero di trincetto,
randa e controranda consunte all’albero maestro
e fiocchi a prua intonsi come la malinconia,
con un’odore di legno fradicio
che mal tiene ormai acque fredde e agitate.
E io non sono altro che un capitano folle
che è nato per incedere su mari burrascosi
lungo sentieri magici di onde che toccano il cielo,
a credere che attraverso essi si arriva alle nuvole.
Buonanotte alla tua assenza principessa.
Buonanotte a me.
Pipe a mare e stelle al cielo.

@ilcortomaltese