Senza tempo

Non ho più caverna nemmeno fame, Barcollo malfermo e a piedi nudi lungo albe e tramonti senza meta o intenti.

Sono ormai sopra il mare aperto sotto i buchi delle stelle, le stesse di sempre. A contarle una ad una, non più come un tempo.

Tesso il destino con i ricordi, fiori profumati, ormai secchi e logori, copro la pelle nuda senza riflettere più né abisso nè luna.

Non mi curo più del cielo, che mi riconosce e ride di me beffardo, proseguo assente,
incapace ormai dei miei sogni eterni.

Arrivo ancora sulle rive bianche delle mie lontane isole dolenti, riconosco interte la sabbia, infuocata giorno e notte, sotto la quale un giorno nascosi, incatenate al cuore tutti i miraggi perduti e le fantasie svanite.

Non cavalco nemmeno più il tempo, ascolto ormai sordo, oblio e silenzi, e se la vita sbiadisce i contorni rimane al davanzale solo la tua rosa.

Mi parlerà di te nel tempo, mi parlerà di sbiaditi istanti, di quello che non è, del sole, che non muore e che rimane, della notte, e di tutte le notti dopo di essa.

Mi racconterà del mio demone infernale, avvoltoio rovente di tutta una vita, che brucerà l’ultimo mio istante, lungo i gangli stremati del cranio e quelli sfiniti della mente.

E ho sempre saputo, molto più di te, che me lo rammenti sotto la scure di tutti i dolori, che, per vivere ancora bisogna solo morire. Ogni volta. Ogni maledetta volta.

Attendo senza fretta e senza tempo, seduto sulle rive, che passi il mio cadavere, per intuire che tutto passa di fronte alla pace per sempre.

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