Gabriele ©

Tanti visi a goniometro, tanti occhi uguali. Li finisci per dimenticare. Tutti. Lui sta lì. Scheletrico. Li guarda salire tutti i gradoni della Chiesa. Fra poco, penserà come me, siederanno vicini, stetti per mano. Con le loro pellicce, i loro sottomenti e i loro salmi. Nessuno che passa, sembra vederlo, nessuno fa caso a lui. D’altronde Dio è dentro quelle mura, mica è fuori. Chissà se invece lui ha un Dio, penso. E chissà se il suo Dio ha un paradiso anche per lui. Mi incrocia all’improvviso con lo sguardo. Triste e al contempo fiero. Sembra non volerlo distogliere dal mio. Si avvicina, mi scodinzola intorno. Sarà lo stesso odore, forse. Si appoggia a me. Mi abbasso, lo accarezzo. Gli basta per esibirsi in una danza di amore. Forse non pensa, non so nemmeno se è capace di farlo. Ma alla fine, a cosa serve pensare, se il pensiero che è di sicuro appannaggio dell’uomo, ha prodotto tutta questa ipocrisia. Penserebbe anche lui se pensasse. Ma per oggi basta così. A lui e anche a me. E per di più sembra già conoscere la strada. Perché nella vita di sicuro c’è sempre qualcuno di insospettabile che già ti conosce prima di te. Pollo per tutti e due oggi, Gabriele. Sì, ti chiamerò Gabriele. E non so nemmeno perché….Ma tu sapevi già il tuo nome. E’ il nome del primo angelo.

@ilcortomaltese

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