La Regina del Re ©

Ogni attimo della mia vita, ogni metro del mio cammino, ogni barlume del mio pensiero è stata sempre una partita a scacchi. Costruire le torri per le difese, addestrare i cavalli per il volo e la libertà, istruire alfieri per le battaglie, inviare pedoni alle frontiere verso l’orizzonte e provare ad essere un Re, difenderlo, e amare una Regina, assoluta, non prima di averla ritrovata, agghindata d’amore e di desiderio e averla abbracciata di vita e di mondo. Una dannatissima partita a scacchi la mia, lunga una vita, finanche con il dolore, la sofferenza, il ricordo, lo squarcio. E anche il mio cielo, anche lui, come me, a spostare i suoi Re, le sue Regine e tutti i pedoni attorno a me. Bruciarmi la terra e irrobustirmi i piedi, scavando nei miei dolori per costruire un cavaliere. Non sono ancora riuscito a fare scacco matto. Per riunire cieli e mari, sopra le loro montagne in vetta e i loro fiumi a riva. Ma in compenso, ho ritrovato la mia Regina. Unica, rara nel suo genere. Una dama donna di nobile spessore. La proteggerò con tutti gli arrocchi possibili, alzerò le Torri a protezione del nostro amore, istruirò i cavalli a costruirsi ali più sicure, amerò i suoi alfieri con la forza dei miei pensieri, ammirerò le sue nobili terre incontaminate, auree di cotanta bellezza, alzerò scudi e soffierò nuvole. Non più marrani o predatori, mai più pene o dolori per Lei. Non più scacchiere, nemmeno pezzi, nessuna strategia, nessuna tattica, nessun fine, nessun mezzo, nessuno scopo. Solo l’amore, solo per Lei, tutto l’amore di cui sono capace. Per ritrovare il quale, ho attraversato deserti e sabbie mobili, venti tuoni e saette sopra di me, predoni di tutti i regni e streghe di tutti i boschi nel mio cammino. Ho chiesto aiuto ad elfi e folletti, maghi e fate di reami incantati per arrivare a Lei. Ho amato le stelle. Ho parlato al sole e cantato alla luna. Ho ucciso lupi in branco e jene affamate. Ho sentito il Suo profumo da molto lontano e ho attraversato mondi di ghiaccio e di cristallo, ho bevuto ruscelli e mangiato bacche. Ho dormito su sassi appuntiti che covavano serpenti velenosi e bisce infide. Ho creduto di volare e amare, mentre strisciavo e morivo. Ho temuto i miraggi delle illusioni, ho scoperto le apparenze delle lusinghe, ma ho amato i sogni nei miei sonni. Ho avuto la visione di Lei. Principessa Regina. Meravigliosa come meta. E sono arrivato al Suo castello. Dolorante e stanco, incredulo ma felice. Ho visto il Suo giardino di rose. Colorato come le luci dietro i Suoi occhi. Come i teneri sogni dietro i Suoi pensieri. Ho amato il Suo viso e ho riscoperto il Suo segreto. Bello come Lei. Ho riconosciuto il Suo desiderio trasparente come il mio. Delicato come la Sua pelle e morbido come le Sue labbra. E non importa quello che sarà. Io sono arrivato a casa. La mia casa è il mio regno. Il mio regno è il Suo castello. Dove libertà, amore, desiderio, rispetto, fiducia e Lei, sono parti integranti della stessa luce che filtra dai Suoi occhi. Immensi, come immensa la gioia di provare a regalarLe quello che il Suo nobile cuore attendeva da tempo senza ormai crederci fino in fondo: un sorriso eterno e universale che già Le apparteneva fin dalla notte dei tempi. Lì dove l’ho conosciuta e riconosciuta tutte le volte che l’ho amata.

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