Un alveare di api (©)

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A volte metto il viso dentro un alveare di api.
Mi faccio del male perché il miele venga migliore.
A volte puoi comprendere una persona da cose semplici,
da come si allaccia le scarpe, o se porta scarpe da lacci,
da come apre l’ombrello, e se sa sorridere alla pioggia,
se ama fare il bagno, oppure preferisce la doccia,
se ama parlare soltanto, o se riesce ad ascoltare,
se invoca la sua pazienza o fa a pugni con l’insofferenza.
A volte ti soffermi a vedere cosa c’è di uomo in una donna,
o quello che potrebbe essere aggraziato e femminile in un uomo.
Molte volte ti accorgi che sopravvivere non è vivere.
Te ne accorgi dagli occhi spenti della gente sul tram,
sui taxi, sulle metropolitane, allo stadio, al bar.
Vorresti leggere le vite dietro quegli occhi.
Vorresti scovare le loro speranze, lì dove sono finite,
riprenderle e rimetterle a nuovo, riscoprirle per ridonarle.
Vorresti rimettere nei circoli mentali
il grande concetto della seconda possibilità,
quella che la vita ti dona sempre,
quando ti insegna ad aprire il tuo cuore.
Io ho imparato che la gente ha solo bisogno di un abbraccio.
Ma anche di una semplice pacca sulle spalle.
Di una stretta di mano. Di una parola di conforto.
Di una presenza. Di un semplice sguardo. Di un piccolo sorriso.
Ha bisogno di credere ancora. Di poterlo fare. Di riuscire a farlo.
Ho imparato che ogni giorno si dovrebbe fare.
Si dovrebbe raggiungere e toccare qualcuno.
Con le mani, con l’anima, con il cuore.
Ho imparato che la gente dimentica presto quello che fai,
dimenticherà dopo un po’ anche quello che hai detto,
ma non dimenticherà mai come si è sentita quando l’hai toccata.
Toccata nel cuore e nell’anima. Con il tuo e con la tua.
Il tempo poi dissolve sempre quello che è superfluo
e conserva sempre quello che è necessario al vivere.
Quando e se tu, poi, non riesci a trovare il senso,
prova a guardare dentro il pozzo del tuo incomprensibile,
per raggiungere il segreto del mio significato.
Se non hai trovato nessun senso a questo significato,
forse è perché il significato non ha il senso che vuoi dare tu.
Il cuore non ha ombre e non conosce bugie.
Il mio non ha mai conosciuto caverne o burroni.
Ha volato sempre libero insieme al tuo.
Abbiamo fatto un volo, tu sei ancora splendida lassù.
Io sono solo sceso a terra. E’ qui il mio significato.
Devo riprendere per risollevare.
Forse non ha tanto senso come pensi tu.
Ma se scendi dentro quel pozzo, capirai di più.
Io so solo che da qui, sei ancora più bella e leggera,
e io nemmeno per un solo secondo perderò l’incanto
del battito delle tue ali e del tuo cuore,
ma devo raccogliere i rintocchi delle campane
che agitano il mio Universo, da allora.
E’ così che si vola, nonostante.
E’ così che ci si fa del male per farsi del bene.

La scelta (©)

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Viviamo in un Universo misterioso ma buono, che è dalla nostra parte qualunque cosa accada. Attraversiamo l’esistenza lottando per l’equilibrio, tra gioia e dolore. La sofferenza prima o poi tocca la vita di tutti e quando questo avviene ci sentiamo fragili, dimentichiamo che ogni evento ha un senso e uno scopo ben precisi nel grande disegno dell’Universo, ci domandiamo perché stia succedendo proprio a noi. Ma forse è il “proprio a noi” che fa la differenza nei conti universali. La scelta sulla sofferenza, e sulla crudeltà di essa, non è solo destino imponderabile, ma anche il dono di una qualità e di una capacità di andare oltre, una possibilità importante di cominciare a comprendere l’oltre. Cosa sia l’oltre, quanto importante è nel cammino universale e soprattutto dove sia, un giorno lo sapremo.