Come un cieco ©

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Come un cieco,
so che esiste il sole, sento il suo calore, ma non lo vedo, alzo lo sguardo al cielo, mi brucio, ma non lo vedo. So che esiste la rosa, il fiore più bello, sento il suo profumo dovunque, ma non vedo il suo colore. Provo come un bimbo a coglierla, ma oltre che riporla nel posto piu bello del cuore e dell’anima, non posso fare altro. So che da qualche parte del cielo c’è sempre un attimo per l’arcobaleno, posso solo immaginare la sua bellezza e posso intuire lo scrigno incantato dal quale nasce, ma non posso amare le sfumature di tutti i colori dell’iride, se non quelle che immagino. So anche che il perfetto, l’inconoscibile, il potere magico dell’Universo non si può vedere con gli occhi, ma con il cuore e con l’anima, ma mi manca l’incanto eterno sui sensi che appartengono ai significati, anche solo per un attimo di vita, in quanto tale.

Quando si ha pienezza del perfetto relativo, relativo a noi stessi, tutto il resto diventa frammentario, incompleto. Come se il tutto non possa mai esistere nel suo incompleto insieme. E’ come se a causa del tutto meraviglioso, ogni frammento diventi inoperoso e minimale. Come se il divenire diventi senza senso, senza modo, senza volontà, senza desiderio, senza conoscenza, senza profondo significato. Come se l’illusione di ogni sogno espropri pian piano l’appropriazione di sé e la consapevolezza. Come se riuscire a riconoscere finalmente questa cosa in me stesso, servirà a far scomparire dentro , l’umano e il materiale , e penetrare nel sistema universale del divenire in cui amare non è pretendere niente. Perché quanto meno si pretende una cosa, tanto migliore diviene, agli occhi del cuore e delle stelle. Ma l’attribuzione di questo significato ha bisogno che l’amore esista e che sia come una luce che rimbalzi su montagne innevate e fresche e ritorni con tutta la sua forza e tutto il suo splendore.

Con te, come un cieco felice, che ha nella vita delle piccole grandi cose in cui vivono i sentimenti e la bellezza di essi, la sua sola pienezza universale, così tutto ciò che lui stesso ha mai visto, ma percepito, di perfetto e assoluto, assume le tue sembianze e i colori dei tuoi splendidi universali occhi e del tuo sorriso, tenero sincero e pieno di forza e di significati. E se anche è assurdo e improprio, impossibile e a tratti incredibile, ad un cieco felice non puoi dirgli come è fatta la vita o la realtà. Lui sta bene nella sua felicità e non pretende altro. Nient’altro che una carezza d’amore. Ma è per questo che le carezze dell’amore, non possono essere un semplice passaggio di alito umano: per i due occhi dell’anima, se uno dei due, quello visibile e tangibile, nel cieco non esiste, l’altro occhio deve assumere qualità doppie ed elevate per surrogare la potenza di un amore, del tuo amore.
Uno di questi occhi ha la capacità di guardare nell’eternità e nel perfetto pensato, l’altro di vedere nel tempo e nelle esteriorità delle creature, nella loro perfettibilità e all’interno riconoscervi le differenze , attribuire al corpo la vita e apprezzarlo o meno nel suo modo di manifestarsi e donarsi ad essa. Un occhio per contemplare e uno per maturare questa contemplazione all’interno del vivere. Solo così ogni cosa che appare impossibile e connotata di principi universali e difficili, può trovare applicazione nel vissuto di ogni giorno.
Ciò significa che la più profonda delle verità, in mezzo a tante che esistono non esistendo per questo mai veramente, non può giammai essere ambita finché l’uomo si rivolge con i sensi e la ragione all’esterno e non rientra in se stesso, non impara a conoscere la sua propria vita, l’universalità di essa che lo rende libero e amato, da se stesso e da Dio, a cui appartiene la verità assoluta. Una, unica e sola. In nome dell’amore. Imparare a conoscere veramente se stessi e il proprio significato ricercato e profondo, al di sopra di ogni scienza, di ogni schema, di ogni verità apparente e terrena, è la più alta forma di conoscenza e sapere.

Una volta un inferno, vestito da vita, mi disse che anche il diavolo si muoveva per la sua pace, la sua verità: la dannazione. Una verità certa e assoluta per lui. L’unica esistente. Insieme al suo male subdolo e carezzevole. Il mondo con lui, in quanto plausibile ed esistente, è menzognero e inganna con i suoi doni. Promette molto e mantiene poco. Sulla terra non vive nessuno che abbia mai avuto pace e quiete, senza essere passato da sofferenze, turbamenti e contrarietà, o a cui tutto sia sempre andato secondo il volere del bene. Il bene bisogna ricercarlo sempre, tutte le volte, tutte le benedette maledettissime volte. Perché alal fine della corsa, ci sarà solo lui, esclusivamente lui.
Si muore due volte, a volte. Una volta alla fine dei giorni e un’altra volta quando non ti concedi di rinascere dalle ceneri. Di rifiorire dalle lacrime. Di curare con l’amore le ferite.

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