Il tempo ©

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Ho bisogno dei tuoi occhi per raccontare ancora le mie favole. Le favole vivono accarezzando la sensibilità di chi ancora crede ai sogni. La sensibilità è la più alta delle intelligenze. E’ inutile raccontarle a chi ne è privo. Il cuore ha dentro di sé la possibilità di guarire da tutto, è l’unico che può convincere la mente a lasciarsi andare in nome suo, è il solo che ci accompagna ad ascoltare il silenzio, mai deserto o vuoto, ma memoria sempre abitata da affetti e da amori di ogni tempo. E, mentre rimandiamo tutto, in nome della ragione, è il tempo che passa inesorabile portandosi con sé la vita su questa terra. Io ho visto passare il tempo in un silenzio assordante, lasciandomi impotente, il più delle volte, ai suoi rintocchi. E’ stato breve nello scorrere nei momenti belli e troppo lento ad andare via dentro i tanti vuoti pieni di lacrime asciutte. L’ho preso in prestito troppo spesso per dedicarlo a falsi miti e deboli amori, l’ho visto sgusciare via dentro una coltre di illusioni e di congetture, di forza e di fantasia, di struggente malinconia, impotenza e immobilità. Poi ho cominciato ad amare i suoi silenzi alle mie domande, ho provato a stringerlo a me, per non sprecarlo e rischiarlo invano. L’ho amato tutte le volte che, fermo dinnanzi a me, mi invitava a rialzarmi da terra, per fargli spazio nel suo cammino e nel mio. Mi ha regalato il privilegio di stare bene da solo, anche stando in mezzo a mille, mi ha donato il significato di scegliere con chi trascorrerlo. Mi ha insegnato, ancora di più, a scegliere in fretta e ad amare le scelte, sinonimo di libertà; mi ha fatto comprendere che si sceglie per proseguire, non per essere compresi o giudicati. Mi ha reso certo di una destino universale: chi ha un cuore grande, ha un’anima meravigliosa nel cammino verso la propria compiutezza. Mi ha fatto consapevole che la polvere d’oro, anche se preziosissima, quando arriva negli occhi, ostruisce la visione e brucia gli occhi. E che non esiste sasso o pietra, ostacolo o impedimento, dolore o pericolo, che non serva nel cammino della sofferenza verso la propria crescita spirituale. Tutti hanno conoscenza dell’amore e delle sue sfumature, ma parecchi hanno tanta povertà nel saperlo donare che hanno procurato tanto dolore ed assenza: mi sono sempre affidato al senso e al significato di ogni cosa o persona e a tradurre parole vuote in qualcosa di universale. Viviamo in funzione dell’avere, comprandolo, non ricordiamo che quello che conta davvero è gratuito: l’amore, l’amicizia, il rispetto, l’educazione e la voglia di serenità. Cerchiamo di pensare di essere liberi, ma siamo schiavi dei condizionamenti, dei pregiudizi, dei compromessi, della società e di tutte le sue regole, a volte instabili e impietose. Le persone belle, quelle profonde e di spessore, l’ho incontrate spesso nella strada, quella dei barboni e dei clochard, quella dei senzatetto e dei poveri in canna, quella degli umili e dei diseredati dalla vita, quelli che avrebbero mille motivi per odiarla, la vita, e che invece ancora la amano come solo chi soffre veramente sa fare, e per di più insegnano ad amarla. Ho imparato ad amare la malattia, odiandola, ho imparato ad accettare la sofferenza, perché depositaria dei più alti valori umani ed eterni. So per certo che solo chi ha sofferto tanto e chi ama davvero, sa ascoltare, non ti chiede mai come stai, ma sta con te, al tuo fianco, dividendo gioie e dolori, sta in silenzio non perché non ha dire, ma solo perché parla solo con chi è in grado di capire. Ecco perché ho bisogno ancora dei tuoi occhi increduli. Gli unici che riescono ancora a raccontare le mie favole, il più delle volte, in silenzio.

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