I codici dell’amore ©

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L’amore è una forza autonoma, indipendente, autosufficiente, e svolge una funzione cosmica, quella di permettere a ciascuno di noi di realizzare il suo destino.
Ma siamo diventati un’umanità di ragionatori e di pensatori, “l’amore vero” e le sue leggi sono quanto mai distanti dalla nostra vita. Tutti parlano dell’amore che vorrebbero, del loro sogno di innamorarsi, ma in realtà stanno pensando sempre a se stessi, a come far perdurare il loro Io, le loro convinzioni, la loro visione della vita. L’Amore non ha schemi: è una forza libera e viene proprio per distruggere le certezze in cui siamo rinchiusi. In realtà tutti si innamorano di sé e sognano l’amore per rafforzare la propria identità, alla fine inconsciamente per diventare sempre più uguali a ciò che già sono. Siamo specialisti nel distruggere gli amori e l’amore.
I codici dell’amore vanno compresi: da loro dipende il nostro destino. Innamorarsi significa cantare un inno a un dio sconosciuto, a una forza che serve a esaltare i tesori nascosti nella nostra stessa essenza. Sono loro la terapia migliore per curare i nostri mali, possiedono l’energia per portarci dove dobbiamo andare.
E se ci innamoriamo e abbiamo, tenendola a volte nascosta, la meravigliosa idea di fare l’amore con la persona amata è perché il nostro lato sconosciuto, quel buio che pensiamo ci abiti, si esalti invece e faccia volare la nostra essenza, le metta le ali e la porti verso i suoi veri talenti, verso la sua vocazione, verso ciò che siamo per davvero.
L’anima quasi sempre provvede a farci incontrare gli amori giusti, siamo noi a complicarli con i nostri giudizi. Ci innamoriamo per curarci, per guarirci, per evolvere, non per attaccarci a qualcuno. E men che meno per mettere gli amori che arrivano nel nostro indispensabile, incontrovertibile progetto di vita.
Chamfort, uno dei più grandi filosofi, ma semisconosciuto, diceva: “C’è una saggezza superiore a quella che di solito è chiamata con questo nome, essa consiste nell’assecondare arditamente il proprio carattere, le proprie tendenze, la propria vera essenza nascosta e incomprensibile razionalmente, accettando con coraggio gli svantaggi e gli inconvenienti che può provocare”.
L’amore non guarda con gli occhi, ma con gli affetti, per questo Cupido viene rappresentato bendato; l’amore non ha il principio di distinguere: alato e cieco, è tutta forza senza giudizio…
L’amore viene per disintegrare il personaggio, la caricatura che recitiamo con noi stessi e con gli altri. Ed è proprio la caricatura che non vuole morire, che resiste, che si fa domande. Mai come quando arriva qualcuno che condivide amore, dobbiamo essere senza volto: accoglierlo, farsi travolgere, scoprire la divina follia che ci regala, per innamorarci anche della nostra vera essenza, l’unica depositaria della verità di ciascuno di noi.
L’anima non si avvicina a qualcuno se non è la persona giusta per noi, come una pianta espande le radici là dove vi è il nutrimento più adatto per lei, non si fa attrarre dalle apparenze, ha la predisposizione naturale a trovare l’anima gemella per realizzare la sua evoluzione. Al di là di ogni costruito della vita necessaria, al di là di ogni raziocinio e morale sociale. Tutto il resto che si avvicina, che non è anima, non lo sarà mai. E abbiamo un dono speciale che in relazione al tempo spoglierà questa maschera. E’ la nostra essenza universale, che sa con chi verrà in relazione, e, o prima o dopo, renderà lievi e spogli inevitabili prigioni umani di pensiero.

Krishnamurti scriveva:
Il pensiero è il più grande ostacolo all’amore. Il pensiero crea una divisione
tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere e su questa divisione si basa la morale; ma né il morale né l’immorale conoscono l’amore, e non lo conosceranno mai.