Un lembo di mare ©

É un lembo di mare
alle pendici di un piccolo faro,
sperduto e spento da tempo.
Qui è mare aperto,
non so perché ci vengo,
quando ritorno.
Forse perché ritorno.
Forse perché se il faro parlasse
racconterebbe di conchiglie,
sole e profumi antichi.
Qui adesso sembra tutto fermo.
Solo le onde agitate di ricordo
vanno e vengono selvagge
in eterna burrasca.
Un po’ come me.
Le guardo con affetto,
le ascolto attento,
le accarezzo e le sfioro,
le cullo con lo sguardo.
Mi assomigliano così tanto.
E poi laggiù la luna,
ammonisce dall’alto,
dietro passaggi veloci
di nuvole minacciose.
Colora d’argento ad intermittenza,
e, aprendosi di luce come pace,
naufraga lieve sui livori d’onda.
Sono pace i tuoi sorrisi
tra i suoi riflessi chiari,
in mezzo a tempeste d’anima.
Sono gemme e sogni i tuoi occhi,
giunti fin qui dal tuo mondo
a risvegliarmi l’incanto.
Si accende e si spegne il faro.
Resta immobile, di luce fioca,
muto nel suo silenzio assordante,
attonito attende il ritorno
delle cose attese da una vita.
Sono qui anche per questo.
La sua luce debole scopre ancora
il sorriso vivifico del tuo viso,
tra i flutti ingordi di tempesta.
Solo queste vele stracce e stanche
segnalano il destino del mio mare.

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