Conosco un posto ©

Conosco un posto dove i pavoni passeggiano su giardini di rose invisibili, le libellule si nascondono nei cassetti di trasparente ebano, le farfalle si scambiano i colori in volo e gli uomini ballano il valzer, con i loro amori, al chiaro di una luna che splende come il sole. Un posto su una terra altissima, bellissima quanto semplice, dove esiste solo la sua curvatura, dove non può arrivare nemmeno la notte e dove amo andare a prendere un caffè etereo e incorporeo, o a vedere giocare i bambini con i loro cagnolini parlanti. Ma è solo vento. Vento di polvere e nulla. E quelle laggiù sono solo ombre al confine di un territorio assente, qualunque esso sia. Laggiù, tempeste di fuoco lasciano pochi spazi ai sussurri del mio mare. Mi ricordo solo così di essere un maldestro, triste poeta degli istanti mancati e sono consapevole che sono destinato da sempre a scrivere sulla schiuma di ogni mare in tempesta, che tutto porta lontano e si porta via. Ho costruito un priorato su un albero di arance profumate, che nessuno raccoglie, e che quando deboli e mature vengono giù da sole, concimano una terra che non sarà mai mia. Sono mostri di mondi lontani, lungo quella baia di nessuno, e questi sentieri che scendono giù, hanno solo angoli acuti, stretti chiusi a protezione di un nulla chiamato convenzione. La voglia di portarti lassù, dove si può vedere nitidamente la felicità, senza poterla toccare, mi ricorda che non ho scelto io d’amarti, io ho solo identificato in te l’amore sui colori di quell’arcobaleno che i tuoi occhi materializzano. Un amore come se non ci fosse un domani, nudo con i petali di rose nelle sacche del vento. So che devo rinascere ogni volta, anche se muore sempre una piccola parte di me. E’ il dono della mia storia, la cui fine esisterà solo se mi guardo con i miei occhi, che sanno tanto, molto più di quello che io stesso so. Posso esistere ancora a condizione che loro continuino a farlo, senza essere traditi da me e dalle mie illusioni. Esisto e mi vedo solo se continuano a vedere, scevri e liberi, le uniche cose che sono davvero importanti per l’eternità. Sono loro, che arrivano all’anima. Gli unici che dicono la verità, e di quanto sia doloroso non sentirsi amati mai abbastanza. Sono loro che ripetono in continuazione che la ricerca della serenità non potrà mai alleviare il desiderio di fuga dalle fragilità e dal dubbio eterno di consapevolezze effimere frettolosamente create da essa. Ti porterò quassù, a chiederti un ballo, nemmeno l’ultimo, perché con te non finirà mai il mondo. Ogni volta che inizio un viaggio, so che la strada del ritorno sarà sempre un sentiero di guerra. Uno dei soliti sentieri minati da nostalgie e malinconie estreme ed eterne. Dalle quali non posso e non saprò fuggire mai.

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