Favole eterne

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Ho creato mondi magici, e ho omesso i suoi sospiri. Ho inventato favole eterne, belle ma senza respiro. Ho narrato di cieli infiniti, ho amato tutte le stelle più belle, ma ho nascosto a tutti la luna. Incantevoli distese di isole e di mare, vuote e piovose, senza i tuoi occhi. Non riavrò il mio sole, nessun limite esiste all’amore. Il vento a volte è essenziale. Lascerò andare i gabbiani, l’unico volo è quello libero. Lo capiranno anche loro. Io ritornerò a dipingere la vita con i miei arabeschi dentro le caverne. Scolpirò sulle pareti di roccia, i percorsi di tutti i sogni del mondo e disegnerò il punto esatto dove vanno a finire quando si perdono. Un giorno ci sarà qualcuno che li andrà a riprendere.

@ilcortomaltese

In viaggio ©

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Beh…, stasera non va. Prova a rilassarti. Vienitene con me… Ti porto in un bel posto. Ancora più bello diventerà quando arrivi tu. Ma non con quel broncio. Niente e nessuno può mai togliere il tuo sorriso. Dai, coraggio…Principessa. Chiudi gli occhi e lasciati andare. Così….Bene. Siamo pronti….Preparati adesso, io vado a prendere Camilla e ritorno da te….
Per mezzanotte tieniti pronta per uscire. Portati roba da freddo. Ma tu sarai abituata e già bene equipaggiata. In ogni caso porta un materiale che non si faccia oltrepassare dal gelo delle sferzate di vento. Lassù dove andiamo ne arriverà parecchio, non troveremo solo la neve. L’Etna è il Vulcano più alto d’Europa: si parla di qualcosa in più di 3300 metri.
Ma non è proprio del tutto così. Veramente c’è un’altra creatura vulcanica alta quasi come sua Maestà, se non qualcosa in più. Ma la sua altezza si sviluppa sotto la superficie del mare. E’ il Marsili, un vulcano appartenente al mare, in pieno Tirreno, a quasi metà strada tra il Golfo di Napoli e le Isole Eolie, isole dove vive ancora un altro di vulcano, appunto Vulcano. Marsili invece si alza sopra le onde di quasi 500 metri. E’ sotto la superficie del mare, la sua estensione più imponente e solo così raggiunge quasi l’altezza dell’Etna che invece è sviluppato di più in superficie. Gran bella cosa visitare un giorno il Marsili, immagina, immagina questo lembo di terra pronta a ribollire e mai sopita. Ma ci andremo, ci andremo anche lì…e chi ce lo può impedire…?! Così come qualche volta andremo sull’Isola di Vulcano in pieno arcipelago eoliano, a scoprire la magia del Vulcano, severa, imponente sentinella delle stupende Isole del Re Eolo. Il tempo di mettere le catene a Camilla…e arrivo. Gli metterò su anche un telone a coperta, dispiace che prenda freddo. Ma ne prenderemo tanto anche noi.
Camilla è da parecchio che si è spogliata del tetto e dei suppellettili di lamiera in più. Certo lei è più una gitante estiva, ma come ha saputo che venivi anche tu, non ha voluto sentire ragione, si è lavata, si è lucidata, acqua, olio, pasticche dei freni e gomme nuove. Si è messa a tiro così tanto e subito, che quando sono arrivato l’ho scambiata per una macchina d’epoca inglese…di quelle alternative, snob e con la puzza sotto il naso. Beh, quando mi ha visto, si è sparata un gracchio della sua tromba e sono ritornato a riconoscerla come lei, solo lei, orgoglioso di lei. Eccola qui, ordinata, pulita e profumata di nuovo. Beh..sono arrivato da te. Spero solo che non strombazzi per chiamarti. Altrimenti stanotte sveglieremo tutti, e noi non vogliamo.
Sei incantevole, il tempo di pensare di dirtelo e capisco perché mi sento sollevato in aria verso dietro. Camilla, emozionata, ti sta facendo l’inchino e si è inarcata su due ruote. Speriamo non vada giù di botto, altrimenti rischiamo l’asse e i giunti, gli ammortizzatori invece no, visto che non risiedono più con noi da tempo.

Eccola. La mia Principessa. Con quegli occhi da raccontare ai posteri e quel sorriso, simile ad un raggio di sole in piena notte. Una cartolina per tutti gli abitanti del pianeta. E allora…Camilla, andiamo..o no?! Facciamo strada, e non stirare troppo quei tubi che hai per pistoni, altrimenti, non solo non ci arriviamo più, ma dobbiamo tornare persino a piedi. Dobbiamo dire a Camilla che non potrà arrivare lei fino a quota crateri, non ci sono strade percorribili in maniera tradizionale, dovremmo avanzare anche a piedi arrivati ad un certo punto. Non so come la prenderà ad attendere anonimamente in un raduno a mò di parcheggio in mezzo alle altre. Va beh, tu non dirle niente, magari poi ci penseremo.

Autostrada ME-CT. Autostrada…beh, se hai visto almeno una volta le autostrade del Nord, l’imbarazzo diventa pesante, altrimenti, adattandoti, quanto meno, non ci sono macchine che vengono inopinatamente di fronte sulla stessa carreggiata.

Prima tappa, Giardini Naxos, e magari Taormina..? Ma no, … a noi non piace il rumore e nemmeno la confusione, noi siamo alternativi, andiamo più sù, andremo su un cocuzzolo di montagna ricoperto solo esclusivamente da case arroccate su di esso. Castelmola.
Uno spettacolo visto da quaggiù, una cartolina, vista da ancora più su, a dominare il mare. Guarda…un cono di montagna erta verso il cielo e lassù tutte quelle case a nascondere la cima e a parlare con il cielo. Castelmola: un Castello costruito sopra un monte a forma di mola (a forma di molare) attorno al quale vennero costruite abitazioni per i contadini del luogo, che si rifugiarono lassù per evitare la furia dello sbarco dei Turchi che razziavano e uccidevano. Ci arriviamo lassù cucciola, ci arriviamo e ceniamo lì. Ci sono amici che ci attendono e aprono solo per noi. Terrazza ristorante in pietra di sotto e di sopra, e di là la vista sull’Etna. Da un posto all’altro del Paradiso. Meraviglioso. Come meravigliosa in questa notte sei tu, principessa. E anche Camilla, per par condicio, così ci arriviamo sicuri, senza scenate di gelosia…
“Pronto Totò..stiamo arrivando….Apparecchia il tavolo che sai tu, fallo più bello che puoi. Mettici un po’ di serenità e silenzio che solo lassù da te puoi preparare. E poi confeziona uno stuolo di limoni molesi profumatissimi insieme ad un passaggio ad arco di fiori di mandorlo ad attendere la mia Principessa e accompagnarla dall’ingresso alla terrazza…Ti raccomando..il servizio più bello che hai…!”.

Guarda sulla tua sinistra, la vedi lì in fondo a conca sul mare, si chiama IsolaBella, meta turistica estiva di migliaia di bagnanti.
Mare stupendo, cristallino e azzurro cielo, come lo splendore dei tuoi occhi. E qualche metro più in là c’è la famosa rupe di Polifemo, sulla riviera dei Ciclopi, con gli enormi massi che il gigante, accecato, scagliò contro la nave di Ulisse che stava salpando sfuggendogli.
Alla tua destra salendo su per la montagna a ridosso sul mare, c’è Taormina, la famosa terrazza che domina il circostante, ma noi la bypassiamo stanotte tesoro mio, saliamo ancora più, più su, dove il monte finisce con il cielo.
Camilla si inerpica, ho qualche perplessità, ma non si fermerà, non farà questa figura con te. Almeno spero.
Non so … quest’odore di bruciato….. mi fa preoccupare. Sarà che lei quando suda assai, emana calore cenere dal marmittone… Comunque, ancora qualche tornante e ci siamo Principessa. Dai Camilla…
Eccoci qui. Arrivati. “La Taverna dell’Etna” di Totò. Guarda i limoni, lo senti il profumo…? E guarda quanto è bello questo arco tutto di fiori di mandorlo….”Bravo Totò, proprio bello, degno di una Principessa…!” Prego tesoro, siediti di là, di fronte al tuo vulcano. Il forno a legna acceso non ci farà sentire tanto freddo stasera. E poi….una sorpresa. Lo so, lo so che ormai è fuori moda, ma è venuto a trovarci un altro amico nostro. In attesa che arrivi la cena, ti volevo far cantare da lui, con il mandolino, Ciuri Ciuri, una delle più famose canzoni in dialetto siciliano. Placidino ha quasi ottanta anni, ma la sua voce è bellissima. Calda, profonda, familiare. E’ venuto apposta per noi. Da queste parti ormai farlo scomodare è un’impresa diventata ardua. Ma mi vuole così tanto bene da tanto tempo ormai che per lui sarà un piacere conoscerti e onorarti delle sue canzoni. Placidino, dai…attacca ..: ”Ciuri Ciuri, Ciuri di tuttu l’annu, l’amuri ca mi dasti, ti lu tornu…” (Fiori, fiori, fiori di tutto l’anno, l’amore che mi hai dato te lo ritornerò…) è dedicato a te, tesoro mio e a tutto il pensiero sopito d’amore che mi stai risvegliando da un torpore ancestrale e che mi stai regalando. Lo so che sei a dieta particolare. Ma questo è un sogno. Che ce ne frega, mangiamo di tutto, anche quello che non ci piace o che non abbiamo idea di mangiare. Io non so se mangio, però, mi nutro dei tuoi occhi e della tua vista e non mi voglio perdere nemmeno una briciola di te a causa di qualche altro cibo che distrae. Mangio te. E solo te. Niente altro che te. Bene. Ecco il Carpaccio di Polpo. Una specialità di Totò. Uno strato di trancetti di Polipo su un tappeto di carciofi innaffiati di prezzemolo e aromi di mare.
“Totò porta una bottiglia di vino, bianco..!! Totò e che me lo domandi a fare…!” ..”Magari un Colomba Platino, dei vigneti di Agrigento, non sbagliamo … deve essere fragrante, aromatico, speciale e delicato così come il mio amore per una cosa preziosa, più preziosa di quanto immagini, la mia Principessa.

Respira con gioia Amore. Respira. Quassù l’aria non è solo tersa. E’ anche vellutata, magica, ispirata. Quest’aria contiene particelle di sogno. E con esse la possibilità di avverarle. Rilassati, abbandonati alla serenità, se vuoi chiudi gli occhi, ancora più stretti, per qualche istante, fatti trasportare insieme a me su quei campi di margherite e girasoli dove l’anima si può liberare felice. Sfiorami con il tuo respiro il viso e abbracciami cucciola. Abbracciami stretto. Ti porto ancora più su. Ti mostro il posto dove dimorano tutti i significati. E non siamo quassù per caso. Da qui andremo. Tu respira. Respira profondo e non pensare a niente. Passeggia scalza dentro i tormenti, accarezzali e liberali via da te. Respira piano e profondo. Continua. Il respiro, è il terzo elemento della triade universale. Ti ricordi…ti ho parlato dell’Amore, che è una specie di contenitore dentro il quale Dio ci ha regalato il dono più grande, che non è appunto l’Amore, ma la Libertà, il libero arbitrio, la possibilità donataci di conseguire una enorme razionale consapevolezza, autodeterminazione, indipendenza e sovranità su noi stessi, regalo di importanza e di spessore universale inimmaginabile.
Da qui poi, parleremo anche di quello che sembra incomprensibile, come l’autodeterminazione delle malattie, umane e mortali nella definizione, ma consapevoli di arbitrio umano in termini, fino alla libertà intesa come estrema che è la morte, che è un fine e non la fine, scelta per dono e indipendenza e non per mancanza di regole divine. Ma il senso si fa difficile e magari ne parleremo un’altra volta e meglio. Solo sul respiro ti devi concentrare. Il respiro è il simbolo della Creazione. Siamo stati creati e svegliati dal respiro divino su un cumulo informe di fango di nome Adamo, siamo stati liberati dal suo peccato attraverso un altro respiro, l’ultimo sospiro di Gesù sulla Croce. Pochi ci fanno veramente caso, ma è uno dei dogmi più importanti, ma meno conosciuti della Nascita e della Salvezza dell’Uomo.
Va beh, torniamocene dalle nostre parti. Una prelibatezza locale, per primo ti consiglierei il mio piatto preferito quando arrivo da queste parti: Maccheroni, pescepada a tocchetti, una piccola grattuggiata di alici e finocchietto selvatico. Una delizia amore mio. Va bene..? Bene…”Totò..hai sentito no…? Non la fare attendere…”
Placidino è cieco…tesoro. Ma è come se vedesse. Basta che mi appoggi la mano sulla spalla per vedere tutto di me. E non solo di me. E’ una sua prerogativa. Legge anche le linee della mano. Ma entriamo in un campo particolare, amore, che avrebbe bisogno di essere compreso e rispettato di più di quanto si fa ai giorni nostri. No, non parlo delle baggianate che si sentono e si vedono, non parlo di quella pseudo chiaroveggenza che profana i misteri e se ne approfitta con furti di ingenuità e di pensiero. Io parlo proprio dei sensitivi. Coloro che hanno un dono, un carisma. Il sensitivo è una persona carismatica, con un dono divino che se riesce a scoprire, deve metterlo a disposizione del bene. Placidino è uno di questi e anche qualche magistrato ogni tanto ricorre a lui, per arrivare a soluzioni impensabili e nascoste.
Quando verrai sul serio da queste parti, se verrai, e quando verrai, ti farò leggere le linee della mano. Senza impegno, ma con grande attenzione. Magari ci rideremo sù.
E ora tesoro mio, un secondo di grande raffinatezza. Fidati di me. Seppioline su delicata crema di fagioli cannellini e crostini di pane. “Totò…superati e prepara questo capolavoro…”
Sai che penso… che stanotte non riusciamo ad arrivare sull’Etna, già si è fatto tardi e domattina devi tornare al lavoro. Che dici se saliamo a riposare in una camera con il lato della vallata tutto a vetri…Dormiamo qualche oretta e poi ti ci riporto indietro…..
Ho una tenera voglia di diventare un tutt’uno con te stanotte, guardando questo splendido panorama.
Come…ho sentito bene tesoro…? Hai detto sì…..?
“Totò sparecchia e prepara la stanza più bella che hai…..io ci porto in braccio la mia Principessa….”
Accucciati a me che io mi accoccolo a te amore. E chi ci stacca a noi….Non pensare più a niente e non mi lasciare. Ti guarderò dormire tutto il tempo. E poi non ti sveglierò, voleremo assieme nel tuo mondo, ti accompagnerò alla porta….e ritornerò da dove sono venuto.
Non ti dimenticare…ritornerò a prenderti…dobbiamo salire su sua Maestà.
Nottemiele tesoro mio… alla prossima.

@ilcortomaltese

Prima che sorga l’alba

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Prima che sorga l’alba,
il tempo raggiungerà il senso
e l’attesa diventerà volo.
Nessun giorno somiglierà a ieri,
nulla sarà più il solito niente.
Seguirò i sentieri del tramonto,
riconoscerò dove l’aria diventa vita.
Amerò il riverbero del sole nuovo,
e guiderò l’eco edotto dei gabbiani.
Sarò energia al cospetto del cielo,
tutto l’universo desidererà il tuo volto,
la terra pianterà il suo seme d’arcobaleno.
Effluiranno nell’aere i canti dei cherubini,
soavi guardiani della luce e delle stelle,
custodi universali di messaggi ancestrali.
I vapori nebbiosi degli affanni antichi,
svaniranno nei colori dei pensieri nuovi.
Volerò leggero verso le sorgenti stellate,
raggiungerò le vallate fragranti di profumi,
trasformerò le emozioni in delicati fiori
e li consegnerò all’incanto dei sogni.
Avrò il favore del mare e il sostegno del vento,
scoprirò i varchi tra i buchi neri del destino,
ti ritroverò indietro nella notte dei tempi,
mi toglierò l’armatura dei secoli bui,
ti racconterò la storia di tutti i dopo vissuti
e mi vestirò da principe non più guerriero,
giusto il tempo di attendere le ali del liocorno
e volare assieme su per le praterie eterne.

@ilcortomaltese

Déjàvu ©

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“Trova le parole per disegnare la bellezza della tua mente, colma di cuore i cuori e e poi richiama il tuo vento a te, questo è il tuo compito. Accarezza la semplicità dei tuoi vecchi gesti, delle tue vecchie parole e dei tuoi vecchi pensieri. Riscopri, se vuoi, le profondità dei tuoi antichi occhi, ma quando lasci la mia mano, il tempo si interrompe e ritorni. Tu sai che devi ritornare. Non è tempo per la tua vita, questo. Qui c’era il tuo senso di allora, qui non puoi rimanere. L’evoluzione ha i suoi controlli. L’hai scelta anche tu. La tua libertà. Io ho il mio raccordo, il mio specchio, la mia grande madre. Quel grande orologio laggiù scandisce il tempo. Ma è un tempo senza tempo. Quelle che vedi sono immagini che ti hanno preceduto e che ti hanno accompagnato. Prima ancora di te. Vedrai anche i riflessi del domani e le immagini dei giorni dopo di te. Tu vedi perchè lo puoi fare…… Ma non puoi fare perchè hai visto…..”

E apro gli occhi e riaggancio la vita. Ma non ho la percezione del conosciuto. Non mi sveglio mai subito dove sono, perchè semplicemente non mi sono ancora svegliato. Immagini e presenze. Poi rientro e riconosco le cose attorno a me. E materializzo solo il distacco. Il distacco. Niente ricordi, se non dopo, quando vado a sbatterci contro il muso.

Lo chiamano déjà vu (già visto) o paramnesia, ma loro fanno i medici o fanno gli scienziati. Non sanno perchè non lo sanno. Non sanno perchè hanno studiato con gli occhi, ma non hanno mai veramente visto con essi. Non sanno perchè pensano con il cervello e non con l’anima e con il cuore…. Leggono i pensieri, ma non ne riconoscono neanche uno…

@ilcortomaltese

Marettimo©

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Questa è la mia Dyane Cabrio. Decappottabile, o decappottata, meglio dire scoperta.. più per necessità che per fabbrica, colore arancione, almeno una volta era così, comunque una di quelle da collezionisti, nostalgica, con le marce al volante… Già le marce. Oramai entrano solo la seconda e la quarta… Ma a me va bene così. Non ti dico nelle salite, che cerco di evitare come i capperi nel latte. Ma non la faccio riparare. Mi piace così. Se poi riesci ad immaginare il clacson…peggio delle vuvuzela in Sudafrica, alla coppa del mondo di calcio. Così se non lo vuoi sentire, non lo puoi fare… Roba da pomodori dai balconi. Quando lo pigio, viene da sorridere anche a me. Ma io non mi vergogno. La vedo camminare sulle quattro ruote fiera di essere diversa da tutte le altre e ne vado fiero anch’io. Le macchine di lusso non possono avere il suo stile, il suo carattere, il suo charme, il suo vissuto. E non sono mica permaloso se qualcuno si gira di scherno al suo passaggio. Purtroppo lo è lei, che a qualche principio di sorriso che proviene dai marciapiedi, si inalbera in un giro gracchiante di cilindri e pistoni ormai consunti e si pianta in un fumo grigio spazientito dal retro della marmitta, dirigendolo verso i malcapitati villani.
La immagino aprire da sola la sua portiera lato passeggero, mentre io eseguo il rito più antico del mondo: quello del soffio del baciamano per poi accompagnarti e adagiarti sul sedile di Camilla. Dimenticavo…si chiama Camilla. E’ quello dove ti sei adagiata che non si può chiamare nel vero senso della parola sedile. Intanto…è quello originale. Una volta i sedili delle auto li facevano con le molle. Questa le ha avute le molle…forse…una volta…Ma io ci metto un cuscino sottile di gommapiuma con la foto di cortomaltese (regalo di amici) e va un pò meglio. D’altronde non stai tanto scomoda…no..?! Come dici? Ti ho preso all’improvviso..? Non ti senti a tuo agio a non essere impeccabile…?! Ma non puoi farlo sempre. Ma poi guarda come sono conciato io….mica ho sopra il vestito o la camicia di Armani…e poi Armani mica lo conosco …a me basta il cotone di Trapani…che non è la città..ma il cognome di un amico mio di Nicosia che mi fa i vestiti su misura. Lui è dell’Inghilterra doc siciliana, entroterra preciso, di madrelingua stretta. Non mi fa mai pagare. Nemmeno se lo ammazzi. E se non ci vado proprio per imbarazzo, lui dopo sei mesi che non mi vede, mi fa recapitare un vestito fino a casa. “Fino a ccannu campu iù, curtuumaltisi s’avi a vestiri aggratiss cu mmia…” (Trad: “Fino a quando io vivo, corto maltese con me veste gratuitamente…”). E sai com’è in Sicilia..non puoi rifiutare un dono. Potresti offendere a morte un amico. Ma lui mi vuole bene a modo suo. E non sa come fare per dimostrarmelo. Vagli a spiegare che l’amicizia è un’arte. Non si spiega, non si dimostra. E’ arte … allo stato puro.
Un vero amico è un artista, un cantore di sentimento nativo, un poeta di emozione e fiducia, un maestro di solidarietà e affetto. Un amico non è un amante. E’ di più. Si può essere innamorati, ma se non c’è amicizia, il rapporto è destinato a fallire. L’amore è uno stato quasi irraggiungibile. Forse è di solo appannaggio di una madre, ma non di tutte. L’innamoramento è quello che ce lo fa credere e forse provare. La gelosia, la possessività patologica e la passione egoistica al contrario sono le cose che più ci allontanano da esso. Volere bene è volere il bene della persona amata. E visto che l’amore è uno stato di grazia pressocchè irraggiungibile, l’amicizia è l’unica cosa che può rappresentarlo su questa terra. Ma vallo a spiegare a Trapani che a me basterebbe solo un sorriso e una stretta di mano. O una pacca sulla spalla. Per lui il vangelo ha il suo personalissimo invalicabile modo e metodo, senza remissione di peccati. E ogni volta che vado a trovarlo…beh…camicia giacca pantalone cravatta e calze rigorosamente lunghe anche d’estate … made in Trapani…rigorosamente “aggratiss” come dice lui.
E allora dove vuoi andare? A destra, a sinistra… in sù… ?
Se stai cercando la radio…non la puoi trovare. Non c’è. Non c’è mai stata. Poco male…magari canti tu…o tutti e due….tu cerca di cantare più forte…così non mi senti…che è meglio. Magari una canzone di Antonio Calò. E chi è..? A proposito, se guardi bene, nel video ufficiale di un brano (Dimentichiamoci) del suo ultimo album (quello di “Come la pioggia che si sposa al vento”), sfuggente, in mezzo alle immagini iniziali, ha voluto inserire, a mia insaputa, una chicca, una suggestione di cortomaltese. Un immagine…per rendermi partecipe della sua gioia di cantare, di mettere in musica pagine di appunti buttati sulla sua Moleskine e condivisi insieme ogni volta che abbiamo il piacere di rivederci. Spunti di vita di due pensieri simili nella forma.
Nella sostanza, io non amo apparire. Nemmeno per sbaglio. E’ una mia prerogativa. Lui lo sa. Tony Calò è Bungaro….Che dici cantiamo…che ne so…Guardastelle…? E allora dai…la strada corre, Camilla va da sola. E se ti sente cantare può darsi che non vada in ebollizione. Comincia tu. Tu la sai. Non solo parole. Anche pensiero. A squarciagola se vuoi…tanto non ci sente nessuno da quaggiù, da lassù non ne sarei tanto sicuro… Questi sono quegli spazi interni di vita, fantasia e pensiero in cui il resto attorno, quaggiù, assume una forma evaporata, fino forse a non esistere.
Camilla non ha la radio e va bene, ma in compenso ha il navigatore. Ma non quello satellitare.. Quello di serie installato di fabbrica è il navigatore stellare. Un’occhiata alla tua di stella, tu sai dov’è. Un’occhiata alla mia….mmhh…la mia si riflette nei tuoi occhi..ed entro in confusione…non so bene dove guardare…a proposito non abbiamo mai parlato di stati d’animo e di stati d’anima …e la differenza che c’è poi tra i vari stati d’anima…e il rapporto fra gli stati di anima personali e quelli non propriamente personali ma che giungono a noi dall’universo attraverso affinità selettive con altre anime…ma ne parleremo un’altra volta, per adesso godiamoci il paesaggio…
Intanto io dico di seguire la Stella del Nord: ha aiutato i ReMagi, aiuta da sempre i marinai per la rotta…indicherà la strada giusta anche a noi. La Stella del Nord. Gesù insegnava fin da allora a fidarsi delle stelle…affidarsi a dei segnali universali di un destino amico e vicino, tanto quanto non saremmo ancora riusciti a comprendere bene….Mai, nemmeno dopo duemila e rotti anni. Rotti ma tanto rotti…. “Fare inversione a U alla prima galassia terrestre a destra”…gracchia il navigatore….Considerando che ogni galassia ha la sua stella madre e che ogni stella madre è la più splendente nel giro della vista, l’unica cosa che brilla e che splende di più, qua vicino, sei proprio tu alla mia destra….nessun dubbio…dobbiamo fare “inversione” a destra.
Ecco: “Inversione”: che non è conversione o mutamento, e neppure cambiamento, nè spostamento. E’ inversione. Ecco. Semplicemente. Fermarsi. Controllare. Pensare. E tornare indietro sulla propria strada per ritrovare tutte quelle sottigliezze che non si sono potute vedere, notare, osservare, centellinare, per troppa fretta, per troppa superficialità, per inesperienza, o più semplicemente perchè non era il momento. L’esperienza non è solo quella che ancora si deve fare. Ma anche rivalutare meglio quello che già si è fatto. Soprattutto. Ecco. Ritornare indietro e ritrovare le cose, gli episodi, il tempo su cui riflettere e/o ottenere i dati per rinforzare il futuro. Per sè e per gli altri. Rivalutare il passato, non è tutta quella serie di luoghi comuni come:…piangersi addosso, oppure piangere sul latte versato, oppure…non guardare avanti, oppure …ritornare sui propri passi, rimanere fermi e non crescere, oppure … ormai è fatta..è inutile pensarci. Al contrario è uno studio interiore di crescita, di autovalutazione e autostima. E fai attenzione che ritornare sui propri passi, rivalutare atti o parole, proprie o di altri, è un lavoro di introspezione difficile, stancante, ma propedeutico e fondamentale per un proseguire consapevole.
Sai dove ti voglio portare..principessa? A conoscere un vecchio amico. Uno che sa di antico, di genuino, di storia, di filosofia, di geografia, di vita. Un amico speciale. Attraverseremo tutta la Sicilia settentrionale, quella che si affaccia sul Tirreno, percorreremo l’A20 ME-PA, niente paura..la mia dyane è collaudata, ne ha già fatta di tanta di strada…pensa che ha già fatto più di trecentomila chilometri e se non decide di stramazzare i pistoni proprio ora…
Nel frattempo se vuoi fare un bagno, puoi scegliere la costa: sabbiosa, pietrisco, scogliera. Come preferisci. Spiagge molto belle. Ma d’inverno. D’estate c’è troppa gente. Non fa per me. Le volte che ci vado è solo per ascoltare il mare. Adesso guarda sulla tua destra…non ti dico di abbassare il finestrino…tanto il finestrino non c’è, non ricordo più da quanto tempo non si alza più….
Superiamo Palermo, Autostrada Palermo Trapani. Ci imbarchiamo per le Isole Egadi. Destinazione Marettimo, una delle isole, quella più lontana. Non so nemmeno se ne conosci l’esistenza. In ogni caso è lì che andremo. Eccola qui la nave della Siremar. Il viaggio dura un’ora circa.
Mettiti comoda. Ti racconto la storia di Ventura.
Ventura, meglio Bonaventura, è per tutti, ancora oggi, il guardiano del faro di Marettimo. Lo conosco da qualche tempo. Un bel pò. Ma mi sembra da molto di più. Da sempre. Lo incontrai quando, mosso dalla mia personalissima ricerca e collezione virtuale di fari e solitudine, mi imbarcai per Marettimo. Il faro di un’isola è un emozione particolare. Una sensazione di libertà intensa. Io non so farne a meno. Ventura sa disegnarla bene, questa sensazione. La dipinge con i suoi racconti. Con i suoi sorrisi, con le sue rughe. Qual è la verità a Marettimo non ha più tanto senso. E’ un uomo semplice. Poderoso. Pieno di significati. Un uomo. Ti farò raccontare un pò della sua vita, a cominciare dal suo incidente, del coma subito, di quello che lui chiama “altrove” e delle cose “toccanti” che racconta di aver visto e che segnarono per sempre la sua vita. Non racconta a tutti quello che ha visto. Lui sa perchè. E anch’io.
Ventura è un uomo sereno, calmo, gentile, un esempio di silenzio in mezzo al rumore. E’ in pensione dello Stato. Viveva dentro il faro, in simbiosi con esso. Era il suo lavoro, ma anche la sua ragione di vita. Il faro era la sua creatura. Una vita passata dentro e fuori il faro. E attorno ad esso. Marettimo è come lui, un’isola quieta e tranquilla, una montagna in mezzo al mare, dove si sentono solo lo sciabordio delle onde che si infrangono sugli scogli, il sibilo del vento e le grida dei gabbiani. Centinaia di gabbiani. Liberi. Non volano via quando
Ventura si avvicina. E’ incredibile. Solo lui li può avvicinare. Stanno tranquilli come se anche lui fosse bianco e con le ali. Pronto a spiccare il volo insieme a loro. Come uno di loro. E forse sarà proprio così. Niente di strano. Tutto sembra possibile su quest’isola. E a renderla magica è il faccione semplice e intenso di Bonaventura. Il re di Marettimo. Ancora oggi il guardiano del faro. Per tutti. Potrei stare a parlare per ore con lui. Ad ascoltarlo parlare del mare. Dei venti. Dei gabbiani. Di libertà. Così semplicemente. Tutto così. Elementare. Perchè la risposta alle domande più crude, molte volte sta nelle cose più elementari. E’ la natura ad avere le risposte. Elementare.
Su Marettimo, Camilla sembra a suo agio. La natura le rende giustizia. Qui non ci sono gli strombazzamenti del mondo conosciuto e dei suoi mille superflui colori. Non esistono corse selvagge tanto per correre senza conoscere la vera meta. Non ci sono vincitori, nè vinti. Non esistono poveri, nè ricchi. Nè falsi idoli da idolatrare. Guarda laggiù… Tulopuoifare. L’orizzonte e i gabbiani che vanno incontro al sole. E se fossero tutte qua le risposte a tutte le domande…?
Ciao Bonaventura. Non ti avevo portato nessuno mai. Ma Lei è speciale. E’ come noi…. Lasciami il tuo posto quando non ci sarai più. Il faro rimarrà in buone mani, non devi aver pensiero. Adesso noi dobbiamo andare. E’ tardi. E’ quasi mezzanotte. E le principesse a mezzanotte devono essere a casa…..
E se la favola è esatta, prima o poi, anche lei dimenticherà la scarpetta “con il tacco” di cristallo….

@ilcortomaltese

Nessun vessillo su Camelot ©

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Nelle parole la luce degli occhi, nelle bizze tutta la sua amabilità. Irriducibile nel cuore e nella meraviglia, regale e maestosa, principessa e dama regina intrisa di fiori e fragranze di antichi profumi. Cuori di cavalieri nobili al suo fianco nei tempi, sogni di giusto e di bello nei sonni di re e principi. E io, cavaliere di tante tavole rotonde, vittima e carnefice di numerose battaglie becere, insignificanti, vuote e vane, ma nudo cuore e nudo amore solo per te in tutte le vite dei tempi, non ho più vessilli sulla torre di Camelot, non ho più lame per la mia durlindana, magica forse, ma finta, inadeguata e inutile. E, se non può mai disperdersi o dissolversi quello che di bello l’Universo ha destinato a noi, quando esso stesso lo nasconde o lo mimetizza, fa male da morire, tanto male da scoppiare il cuore. Resta il calore di un’emozione sincera e forte, di quella sublimità e di quella purezza che solo stelle di cielo limpido e incontaminato sanno trasmettere, così, semplicemente. Tra le stelle, la più bella. Tu.

@ilcortomaltese

il silenzio non è mai assenza ©

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“.. non ci sono dolori senza significato, non esistono solitudini senza speranza. E se i sogni hanno una ragione, essa è la stessa della sofferenza. Come la vita e la morte nascono dalla stessa scintilla, così la gioia e il dolore si susseguono per l’eternità con la cadenza esatta di un metronomo che ha per battito quello dell’universo ..”

@ilcortomaltese