Mauna Kea

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Un team di astronomi giapponesi ha scoperto, tramite il più grande osservatorio astronomico ottico, la più antica galassia mai osservata finora, distante 12,91 miliardi di anni luce e risalente quindi a 12,91 miliardi di anni fa. Il National Astronomical Observatory of Japan è situato a Mauna Kea  nelle Hawaii, su di una cima di 4200 metri. La scoperta della galassia, denominata SXDF-NB1006-2, è stata riportata sull’Astrophysical Journal. Le stime attuali portano l’origine dell’universo tramite Big Bang a circa 13,7 miliardi di anni fa: la nuova galassia sarebbe quindi una delle prime a essersi formate.

cocaina

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La brezza dell’alba sa il fatto suo.
Appena il tempo di arrivare,
il tempo di scendere e guardare.
E poi via. La stessa strada. Lo stesso giro.
E il distacco da questo posto.
Mi riporta quel che è stato,
mi trafigge il cuore e l’anima.
Come una lama rovente.
Un girotondo di sensazioni.
D’altronde sono qui apposta.
Come ogni giorno a cadenza di ogni anno.
Sono tossico di nostalgia, dipendente dai ricordi.
Fa dannatamente male,ma è la mia cocaina.
La mia emicrania.
Un giorno mi ucciderà.

©ud

Le maschere

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Chissà se un giorno butteremo le maschere che portiamo sul volto senza saperlo. Per questo è tanto difficile identificare gli uomini che incontriamo. Forse tra i tanti, fra i milioni, c’è quello in cui viso e maschera coincidono, e lui solo potrebbe dirci la parola che attendiamo da sempre. Ma è probabile che egli stesso non sappia del suo privilegio.

Eugenio Montale

l’ipotesi…l’idea…il nulla

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Avanzo un’idea che si è formata da un’ipotesi, naufragata come al solito nel nulla.

L’ipotesi:
Data una sensazione proveniente da un’emozione elevata al quadrato, la somma dei pensieri a supporto sono ad essa direttamente proporzionali .

L’idea:
Surrogare le azioni a sostegno per dimostrare che se il baricentro dello scambio di emozioni cade dentro la base d’appoggio del bene come unico e solo significato della vita, la torre pendente e fragile dell’animo umano forse riesce a trovare una sua stabilità universale.

Il nulla:
Non cambia mai nulla: uomo o donna che sia. Pensi di esser riuscito a trovare una luce diversa dentro due occhi in mezzo a tanti occhi uguali. Ci credi. Ci metti un punto. Prima interrogativo. Poi esclamativo. Poi dal punto di partenza ti ostini ad arrivare ad un punto di arrivo. Un punto. Invece sono linee morte. Binari morti. Uguali. Dannatamente uguali. Come ce ne sono milioni nel mondo. Che conducono treni fantasma. Con dentro le facce e le parole a corredo di un mondo uguale a se stesso. Che si specchia nel nulla. E alla fine non riesci mai a capire come ogni volta è sempre la stessa volta. Come ogni volta. Risposte scontate e stolte a domande universali ed eterne. E non resta altro che issare le vele e salpare. Anche se ormai le terre lontane sono finite. Mondi lontani e diversi non esistono. Il solito errore intelligibile, continuo, violento, marchiano, testardo. Nemmenotulopuoifare.

@ud

Come se non fosse …

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Come se non fosse.
Dovrebbe essere come se non fosse.

Come se non fosse io.
Io in quanto io.
Io è un pronome soggettivo affiliato.
L’affiliazione è un controllo da parte di un’altra entità: l’egoismo.
Chi pronuncia spesso la parola io, ha sviluppato nel corso degli anni un improprio senso di sè.
Che fa apparire sicuri, che difende dalle fragilità,
che mette il proprio senso in un insensato piedistallo
e che è frutto di prevaricazione e debolezza. Soprattutto.
La forza, quella vera, è il coraggio. Il coraggio è un’altra cosa.
Il coraggio è tendere una mano, intrecciare una mano,
donare una pacca su una spalla, condividere una lacrima, una gioia.
Senza pensare a nulla in cambio.
Ma sul serio. Farlo sul serio.
Come una carezza di Dio sul capo.
Lui solo sa quanto ne ha bisogno ciascuno di noi.
Soprattutto quando crolla un pezzo del nostro mondo.
Che è così sottile e delicato.
Ecco perchè io in quanto io è un pronome indelicato.

Come se fosse.
Dovrebbe essere come se fosse.

Come se fossi tu.
Tu in quanto tu.
Tu è un pronome indicativo amicale.
L’amicizia è uno stratagemma che usa il cuore per sprigionare il bene.
Non per esibirlo.
Il bene non ha bisogno di essere dimostrato.
E non vuole essere nemmeno cercato.
Se c’è lo leggi negli occhi e nel sorriso.
Sarà lui poi a fare il resto.
Il bene non è figlio.
E non è mai stato padre, nè madre.
Il bene è nato insieme all’inizio dell’inizio.
E’ l’inizio. La radice. L’essenza prima.
E’ quello per cui siamo al mondo.
Ecco perchè tu in quanto tu sei un pronome con gli occhi e col sorriso.

Come se fosse
Dovrebbe essere come se fosse

Come se fossimo noi.
Noi in quanto noi.
Noi siamo un pronome plurale impegnativo.
L’impegno è la responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri.
Non possiamo guardare in basso, per paura di guardare negli occhi.
Non possiamo evitare il male, semplicemente pensando che non esista.
Non possiamo stare bene di per sè, se qualcun altro sta male accanto a noi.
L’impegno è solidarietà. L’impegno è civiltà, onestà, lealtà, cortesia, dolcezza.
L’impegno è correttezza, educazione, delicatezza, garbo, gentilezza.
L’impegno è noi.
Ci vogliono uomini e donne forti. E la forza non è la potenza.
Ma l’efficacia e la dolcezza di un sorriso. A partire da quello.
Ecco perchè noi in quanto noi siamo un pronome plurale impegnativo, molto impegnativo.

Come se fosse
Dovrebbe essere come se fosse

Come se fossimo stelle.
Le Stelle sono scintille di luce e frammenti di universo,
che conservano i ricordi di tutti i mondi.
Vagando viaggiano nel tempo e nello spazio,
incontrandosi per incrocio estemporaneo di astri,
oppure scontrandosi violentemente, come noi,
ma alla fine del giro si riconoscono.
Sono meteoriti incandescenti di stelle comete simili.
L’Universo e i suoi misteri infiniti
sono come custodi, come geni ereditari
dei nostri tu e dei nostri noi.
Custodiscono e tramandano le vere radici,
quelli del bene incontaminato.
E’ la terra, la ruvida terra che talvolta
sporca le scintille con la sua fragilità
e trasforma il tu e il noi con il misero io.
La magia resta invece a chi lo può fare.
La magia di poter essere tu e noi.
So riconoscere chi ha questa magia.
Non ho bisogno di parole.
So leggere gli occhi. Riconosco il sorriso.
Tulopuoifare.

© ud

Silenzi

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Silenzi. Quanti ne ho ascoltati. Non importa il rumore che c’è. Anche quello è silenzio. Soprattutto. Continuo a raccogliere tutti questi silenzi, a fingere di non capire, ad aspettare non so più cosa. Forse un’alba che non riporterà mai più indietro tutte le mie notti insonni. Silenzio è il rumore dei passi di chi non cammina e non lo ha mai fatto. Di chi non parla e non lo farà mai. Di chi non tende una mano perchè è prigioniera dentro la sua tasca. Di chi butta parole pensieri e sorrisi nelle sabbie mobili dell’ipocrisia e dell’egoismo. E la mente torna indietro, nuota controcorrente nel fiume dei ricordi, nell’acqua gelida di un altro silenzio, un silenzio ovattato, di un’irreale senso di vuoto. Ho cercato sempre di fermare tutto il mondo, comprimerlo, farlo entrare nel palmo della mia mano e realizzarne i sogni, solo per non pensare a quando avevo i miei. Quanta strada dietro l’ultima luce alla fine dei miei occhi. Non ho mai raccontato a me stesso quanta distanza ha percorso l’airone dei miei pensieri ascoltando i miei silenzi. Non ho mai raccontato a me stesso tutto quello che ho visto sospeso sulle sue ali calde.

© ud

Molte vite, un solo amore

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… A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due o tre, anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse. Per incongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’ altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sè in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d’ Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli eserciti di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.
L’intelletto può intromettersi e dire: “Io non so chi tu sia”, ma il cuore lo sa.

Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l’anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere. Hai la pelle d’oca. Tutto, al di fuori di questo momento, perde importanza.
Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l’hai incontrato di nuovo, anche se in effetti lo conosci. Ma tu puoi sentire il legame che esiste tra voi. Puoi vedere la carica potenziale, il futuro. Lui forse no. Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore.
Ed egli non lascia che tu l’aiuti a dissipare quel velo. Tu t’affliggi e ti struggi, lui se ne va. Il destino può essere così delicato.
Quando invece due persone si riconoscono reciprocamente, non c’è vulcano che erompa con maggiore passione. L’energia liberata è enorme.
Il riconoscimento dell’ anima gemella può essere immediato. Si avverte un’ improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole.
Di conoscerla cosi profondamente come di solito accade solo con i più intimi membri della famiglia. O anche di più. E di sapere già cosa dire, e come l’altro reagirà. Nasce quindi un senso di sicurezza, e una fiducia ben più grande di quella che si potrebbe pensare di raggiungere in un solo giorno, in una settimana, in un mese.
Il riconoscimento dell’anima può essere un processo sottile e lento. All’ inizio, magari solo un albore di consapevolezza nel momento in cui il velo viene delicatamente sollevato. Non tutti sono pronti ad accogliere subito la rivelazione. C’è una progressione da rispettare, e può darsi che si renda necessaria, da parte di chi lo comprende per primo, un certa pazienza.
A farti capire che ti trovi di fronte a un tuo compagno d’anima può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire anche attraverso un tocco delle mani di lui, o il bacio delle labbra di lei, e la tua anima balza di nuovo alla vita.
Il tocco che desta può essere quello del tuo bambino, di un tuo genitore, di un fratello, o quello di un amico vero. Oppure può essere quello del tuo diletto, che arriva a te attraverso i secoli, per baciarti ancora una volta, e per ricordarti che siete sempre insieme, fino alla fine dei tempi…